La fotografia notturna

0

Una delle cose più difficili da fare è fotografare in condizioni di luce scarsa. Per eseguire questo genere di foto si usano ISO alti e spesso sopraggiunge il problema del rumore. In questo articolo vedremo come effettuare questo tipo di scatti, l’attrezzatura necessaria e l’elaborazione delle immagini con Adobe Photoshop.

Fotocamere e fotografia notturna

Diciamo chiaramente che la notte ha il suo fascino anche dal punto di vista visivo. I chiaroscuri, certi colori e un’atmosfera molto particolare. I nostri occhi non hanno molti problemi ad adattarsi a scarse condizioni di illuminazione, ma si abituano e forniscono al nostro cervello immagini chiare e abbastanza illuminate. Tuttavia la tecnica fotografica ha sempre avuto diversi problemi nell’arrivare a emulare gli “standard” della vista umana. Le prime lastre fotografiche, e successivamente le pellicole, richiedevano forti quantità di luce, ma con il tempo l’industria è arrivata a creare pellicole sempre più sensibili, fino alle Fujifilm Superia 1600 a colori (1600 ISO) e alle Ilford Delta 3200 o Kodak T-Max 3200 (bianco e nero a 3200 ISO). Queste pellicole sono molto sensibili e tutt’ora ancora disponibili sul mercato. Sono l’ideale per fotografare di notte o in condizioni di scarsa luminosità. Le pellicole a colori Superia 1600 possono essere esposte senza troppi problemi anche a 3200, la Kodak T-Max 3200 può essere esposta anche a 6400 ISO e la Ilford Delta 3200, se sviluppata con rivelatore Ilford Microphen per 18 minuti, può essere esposta addirittura a 12800. Queste operazioni in gergo fotografico si chiamano “tiraggio”.

Figura 1: un’immagine scattata con pellicola tradizionale a 1600 ISO in scarse condizioni di luce, al tramonto, in una fredda giornata d’inverno sul Lago Maggiore. Fotografia scattata a mano libera con una Nikon F55 e pellicola Fujifilm Superia 1600. Nonostante l’alta sensibilità della pellicola, si nota una scarsa latitudine di posa e la presenza dell’effetto grana

Figura 1: un’immagine scattata con pellicola tradizionale a 1600 ISO in scarse condizioni di luce, al tramonto, in una fredda giornata d’inverno sul Lago Maggiore. Fotografia scattata a mano libera con una Nikon F55 e pellicola Fujifilm Superia 1600. Nonostante l’alta sensibilità della pellicola, si nota una scarsa latitudine di posa e la presenza dell’effetto grana

Nonostante il tiraggio a 12.800 ISO, siamo ben distanti dalla sensibilità alla scarsa luce della vista umana. Non c’è niente da fare, gli occhi sono molto più sensibili. Tuttavia, se vi piace la notte, o fotografare in posti particolarmente bui e odiate l’uso del flash, le ultimissime tecniche in fatto di fotografia digitale sembrano aver rotto questa barriera, o almeno hanno iniziato una rivoluzione che negli anni andrà a migliorare le possibilità delle attrezzature fotografiche in vendita.
Nel 2008 abbiamo visto l’introduzione di due fotocamere digitali con una estrema sensibilità ISO, fino a 25600. Si tratta della Nikon D700 e della Canon EOS 5D Mark II. La prima è stata senza dubbio una grande novità, una fotocamera Nikon con sensore FX da 12 megapixel a pieno formato 24×36, lo stesso della pellicola fotografica e con una estrema sensibilità (25600 ISO). La seconda, la Canon EOS 5D Mark II, visibile in figura 2, rappresenta, invece, il vero inizio della rivoluzione. Si tratta di una fotocamera che passerà alla storia e che cambia molte cose dal punto di vista della fotografia. La EOS 5D Mark II è l’evoluzione della EOS 5D, una delle migliori fotocamere digitali della storia. Ha un sensore CMOS full frame 24×36 da 21 megapixel, ha anch’essa una sensibilità fino a 25600 ISO e registra filmati, però in Full HD 1080p. A differenza della Nikon D700, la EOS 5D Mark II è in grado di registrare immagini ad altissimi ISO, virtualmente con l’assenza quasi totale del classico disturbo (rumore) che affligge le fotocamere digitali in scarse condizioni di luce.

Figura 2: la Canon EOS 5D Mark II. Ideale per gli scatti in scarse condizioni di luce

Figura 2: la Canon EOS 5D Mark II. Ideale per gli scatti in scarse condizioni di luce

La EOS 5D Mark II è, inoltre, una rivoluzione per i fotografi dal punto di vista del video. Infatti è la prima fotocamera professionale in grado di registrare filmati Full HD di stupenda qualità, utilizzando un sensore a pieno formato, molto più grande di quello usato dalla pellicola cinematografica, che impressiona sempre una pellicola 24×36, ma in verticale.
Tornando all’argomento fotografico, queste due fotocamere, la Nikon D700 e la Canon EOS 5D Mark II, sono certamente il massimo attualmente sul mercato per eseguire scatti in scarse condizioni di luce. Tuttavia, se non disponete del budget necessario per procurarvi uno di questi corpi macchina (il prezzo, obiettivi esclusi, è di circa 2500 euro), vediamo di dare un’occhiata alle fotocamere un po’ più economiche, che possono essere utilizzate in scarse condizioni di luce. Nel prossimo paragrafo affronteremo l’argomento relativo agli obiettivi luminosi.
Tutte le reflex digitali possono essere impiegate nella fotografia notturna, in particolare tutte quelle moderne, e per moderne intendo che non abbiano più di due anni. Molte fotocamere digitali hanno incorporato all’interno del software, sfruttando la potenza del processore della fotocamera, un sistema di riduzione del disturbo, o effetto “moire”, che da ora in avanti chiameremo “rumore”, in figura 3 potete vederne un chiaro esempio.

Figura 3: questa foto, scattata con un iPhone in scarse condizioni di luce, è il classico esempio di rumore o disturbo nelle immagini scattate in scarse condizioni di luce e con un sensore molto piccolo, come quello di un telefono cellulare

Figura 3: questa foto, scattata con un iPhone in scarse condizioni di luce, è il classico esempio di rumore o disturbo nelle immagini scattate in scarse condizioni di luce e con un sensore molto piccolo, come quello di un telefono cellulare

Il sensore di una fotocamera è come una finestra che permette l’ingresso di luce in una stanza. Più la finestra è grande e maggiori possibilità avremo di far entrare più luce e raccogliere più dettagli e colori. Quando il sensore è troppo piccolo (pensate alle fotocamere dei telefoni cellulari), in scarse condizioni di luce, genera un’immagine piena di rumore. Le compatte digitali hanno un sensore troppo piccolo, abbastanza simile per dimensioni a quelli dei cellulari più costosi. Inoltre le compatte sono scarsamente configurabili e ormai tutte automatizzate.
Difficile trovare una fotocamera digitale compatta che consenta uno scatto più lungo di un secondo. Qualora ne trovaste una, provate a confrontare il suo prezzo con quello di una reflex e vedrete come quest’ultima sarà molto più conveniente. Quindi, se siete interessati alla fotografia notturna, optate per una reflex. Una volta sciolto questo dubbio, dovrete scegliere una reflex digitale che faccia al caso vostro per la fotografia notturna e, qualora non ne abbiate già una, dovrete fare delle considerazioni sul tipo di macchina fotografica che dovrete procurarvi.
Il massimo si ottiene con una Canon EOS 5D Mark II, perché ha un sensore CMOS molto grande e un software in grado di regolarsi fino a 25600 ISO, oppure la Nikon D700, che ha caratteristiche inferiori (specie nei megapixel e nel rumore), ma sono sempre macchine fotografiche costose. Dovendo quindi scartare il sensore full frame 24×36, dovrete scendere di dimensioni. Canon produce un sensore detto APS-H di buona dimensione: 28,1×18,7. Si tratta sempre di un CMOS con pochissimo rumore e da 10 megapixel. Purtroppo lo potete trovare solo sulla Canon EOS 1D Mark III che, paradossalmente, costa più di una EOS 5D Mark II.
Dovrete quindi scendere su sensori più piccoli, detti APS-C, e molto più comuni sulle reflex con fascia di prezzo che varia dal basso al medio. I sensori APS-C si dividono in due categorie: i CCD e i CMOS. Senza tediarvi con termini estremamente tecnici, dovete sapere che i sensori CCD lavorano molto bene a ISO bassi e consentono una dimensione maggiore del sensore rispetto ai concorrenti CMOS. I CCD sono stati adottati da Nikon, in particolare, e da Fujifilm, che ha creato una sua variante, il Super CCD in grado di ottenere immagini ad alti ISO con rumore meno marcato rispetto allo stesso CCD usato da Nikon sullo stesso corpo macchina (la Nikon D200 e la Fujifilm S5 Pro hanno lo stesso corpo macchina, ma sensore diverso). I sensori CMOS, adottati in particolar modo da Canon, riescono a essere più piccoli: 22,2×14,8 contro i 23,6×15,8 del CCD. Inoltre il sensore CMOS, tra i tanti pregi che ha, procura minore rumore a ISO alti; quindi, per la fotografia notturna, consiglio fotocamere dotate di sensore CMOS. Qui trovate un elenco di fotocamere attualmente in vendita con sensore CMOS APS-C dal prezzo inferiore ai 1500 euro:

  • Canon EOS 1000D;
  • Canon EOS 450D;
  • Canon EOS 40D;
  • Canon EOS 50D;
  • Nikon D300;
  • Sony α700.

Se possedete una fotocamera non elencata tra queste, aspettate a uscire di casa per acquistarne una e provate a eseguire comunque le istruzioni di questo articolo. Se trovate che la vostra fotocamera è particolarmente “rumorosa”, scoprirete alcuni plugin interessanti per la rimozione di questo disturbo. Funzionano molto bene, ma non aspettatevi comunque dei miracoli.

Obiettivi luminosi

Esistono tanti tipi di obiettivi. Se vi mettete a cercare un obiettivo per la vostra fotocamera reflex, potreste restare molto confusi tra sigle, cifre e prezzi molto diversi gli uni dagli altri. Dovete sapere che gli obiettivi non sono tutti uguali: certamente saprete che i grandangoli sono più adatti alle foto panoramiche e i teleobiettivi per fotografare particolari da lontano. Tuttavia potreste trovare un obiettivo tipo Canon EF 17-40 f.4 L a 700 euro e un Canon EF 16-35 f.2.8 L a 1500 euro. Ma come? È solo perché uno è un grandangolo a 16 invece di 17 che il prezzo è raddoppiato? Non è esattamente così, e i fotografi più esperti avranno già capito la differenza leggendo una sigla negli obiettivi: f.4 o f2.8. Ebbene, quel f.2.8 lo fa costare molto di più.
La qualità degli obiettivi non è data soltanto dalla perfezione delle lenti utilizzate, ma anche dalla loro dimensione e quindi da quanta luce sono in grado di far penetrare all’interno del corpo macchina e perciò sul sensore. Un obiettivo grandangolo f.2.8 è considerato luminoso, mentre uno f.4 non lo è. Maggiore sarà l’apertura del diaframma, più basso sarà il numero indicato dopo la f, minore sarà il tempo di scatto necessario per fare una foto e, di conseguenza, a seconda della luce, si potranno usare valore ISO più bassi, a beneficio della riduzione rumore in fase di scatto. Quindi, se vi interessa scattare in scarse condizioni di luce, utilizzando la poca illuminazione disponibile, il segreto sarà scegliere l’obiettivo giusto.
Ci sono due scelte anche come tipo di obiettivo, quelli fissi e gli zoom. Gli obiettivi fissi hanno un’unica lunghezza focale, per esempio 24mm. Uno zoom, invece, è in grado di variare la lunghezza focale, quindi potreste ritrovarvi con un obiettivo 24-70mm. Gli obiettivi zoom sono molto comodi e molto di moda. Ci sono obiettivi zoom in grado di coprire quasi tutte le lunghezze focali più usate, per esempio un 28-300. Il problema di questi obiettivi “tuttofare” è che sono molto bui. Anche i più belli e costosi, non arrivano a meno di f.3.5 e a volte variano, cioè a 28 sono f.3.5, mentre a 300 sono f.5.6. Ci sono zoom medi che sono molto più luminosi. Per esempio, il Canon EF 24-70 f.2.8 L, visibile in figura 4, è considerato uno dei migliori zoom al mondo, luminosissimo ma molto costoso, oltre i 1000 euro.

Figura 4: uno dei migliori zoom in fatto di luminosità: il Canon EF 24-70 f.2.8 L USM

Figura 4: uno dei migliori zoom in fatto di luminosità: il Canon EF 24-70 f.2.8 L USM

Scegliete uno zoom di questo tipo se l’acquisto di un obiettivo a focale fissa non dovesse bastarvi. Pensate per esempio di dover acquistare un 24, un 28, un 35, un 50 e un 70: il costo supererebbe certamente quello di uno zoom. Ma la qualità?
È risaputo che gli obiettivi a focale fissa sono superiori agli zoom, specialmente perché sono meno soggetti alle deformazioni architettoniche degli obiettivi grandangolari. Inoltre un obiettivo fisso riesce a essere molto più luminoso. Vi ho parlato prima del Canon EF 24-70 f.2.8 L, uno zoom molto luminoso. Bene, sappiate che esistono grandangoli 24mm con aperture f.1.4, una bella differenza con l’f.2.8. Ci sono obiettivi a focale fissa 50mm f.1.2 o addirittura il Leica Noctilux f.0.95 (meno di f.1!). I costi degli obiettivi a focale fissa possono essere molto impegnativi, mentre altri del tutto abbordabili. L’esempio più marcato di obiettivo caro è appunto il Leica Noctilux f.0.95, intorno ai 6000 euro ma, d’altronde, chi può permettersi un corpo macchina Leica M8 può anche permettersi obiettivi così costosi. L’esempio migliore di obiettivo abbordabile a focale fissa e luminoso (paragonato agli zoom) è il Canon EF 50mm f.1.8 o il Nikon Nikkor 50mm f.1.8, entrambi in vendita a poco più di 100 euro. Un 24mm f.1.4 è costoso, attorno ai 1000 euro, ma sui 400 euro è possibile acquistare un 28mm f.1.8. Ci sono in giro ottimi obiettivi usati a prezzi davvero ragionevoli, magari di fotografi che hanno cambiato corredo per essere passati da Nikon a Canon o viceversa. Controllate su eBay oppure trovate un negozio che tratti l’usato.
Infine ci sono un paio di sigle su cui è bene spendere alcune parole. Se siete canonisti, avrete probabilmente notato su qualche catalogo gli obiettivi siglati IS, mentre se siete nikonisti avrete notato obiettivi siglati VR. Che differenza c’è? A parte la marca non ce ne sono: si tratta di obiettivi stabilizzati. Gli obiettivi stabilizzati consentono l’uso di tempi di scatto un po’ più lunghi rispetto a quelli tradizionali, che non daranno come risultato una foto mossa. Un bravo fotografo è capace di scattare a mano libera a 1/30 sec, al massimo 1/20 sec. e, magari, si è un attimo appoggiato a qualcosa. Un obiettivo stabilizzato è in grado di farvi scattare a 1/10 sec e anche un po’ meno. All’interno di questi obiettivi, c’è un meccanismo che muove le lenti interne in modo da compensare il piccolo movimento naturale della mano di un fotografo. Gli obiettivi stabilizzati sono in genere più costosi e particolarmente necessari nei teleobiettivi piuttosto che nei grandangoli. Recentemente sia Canon sia Nikon vendono le loro fotocamere entry level con incluso un obiettivo stabilizzato, spesso di scarsa qualità, ma è pur sempre stabilizzato.

Cosa altro può servire?

Abbiamo esaminato l’hardware principale per la fotografia notturna o in scarse condizioni di luce, e quindi fotocamere e obiettivi, ma c’è anche altro materiale da prendere in considerazione. Dovete sapere che potete ottenere certi effetti soltanto con una lunga esposizione; quindi, a meno che a mezzanotte non vi trasformiate in una statua di sale, dovete per forza disporre di un treppiede. Lo so, è pesante e noioso, lo detesto anch’io, ma senza di esso dovrete accontentarvi di scatti che a volte possono essere banali, se non addirittura sbagliati. La scelta del treppiede cade sempre su due possibili fattori: a) siete pigri, quindi lo scegliete leggero; b) volete fare i professionisti (e non lo siete) e ve ne procurate uno bello e pesante, perché fa molto “pro”. In entrambi i casi avete sbagliato. Un treppiede leggero è in grado di fare al caso vostro se la vostra fotocamera, obiettivo compreso, non supera un chilo di peso. Gli obiettivi luminosi sono molto pesanti. Considerate quindi il peso del corpo macchina e degli obiettivi. Se non lo farete, e opterete per un treppiede leggero, nella migliore delle ipotesi la fotocamera potrebbe inclinarsi e non rimanere nella posizione desiderata.
Se invece volete fare i professionisti (e non lo siete), spero per voi che la fatica non sia un problema e che abbiate braccia molto possenti, perché portarsi dietro un treppiede per un banco ottico per una piccola reflex digitale è una cosa decisamente fuori luogo.
Come spesso accade, la verità sta nel mezzo. Considerate il peso che deve sostenere il vostro treppiede, magari un po’ di più, e sceglietelo sulla base di questo dato. Adottate possibilmente treppiedi con la testa intercambiabile. La testa è il pezzo superiore, dove si avvita il corpo macchina. Questi treppiedi sono i più stabili (e non sempre così pesanti) e hanno il vantaggio di poter cambiare solo la testa, nel caso si rompa (anche se è raro) oppure se sostituendo un obiettivo con uno più pesante la testa non fosse più in grado di reggere il peso.
Ho visto molti fotografi, soprattutto amatori, utilizzare l’autoscatto per attivare lunghe esposizioni, in modo da non toccare il pulsante di scatto e non rischiare di creare un’immagine micromossa. Il principio potrebbe essere giusto, ma andiamo! Uno scatto remoto per una fotocamera digitale costa tra i 15 e i 30 euro, una somma decisamente ridicola rispetto al costo totale di un corredo fotografico. Inoltre, preoccupatevi di scoprire se la vostra fotocamera consente di alzare lo specchio prima di eseguire lo scatto e non durante; in questo modo otterrete immagini molto più nitide.
Dovendo operare in condizioni di scarsa luminosità, potrebbe essere una buona idea procurarsi delle illuminazioni. Per illuminazioni non intendo pesanti lampade da studio, da utilizzare appunto in studio o per altri tipi di progetti. Procuratevi invece delle torce elettriche potenti, magari di varie dimensioni. Nel corso di questo articolo imparerete a impiegarle.

Configurare la fotocamera digitale

Prima di uscire di casa di notte per andare a fotografare, la prima volta, passate qualche minuto con la vostra fotocamera in mano e il relativo manuale di istruzioni. Siccome la varietà di reflex digitali è enorme, vi devo per forza rimandare al manuale a essa allegato. Dovete cercare e imparare alcune funzioni. Per prima cosa dovete scoprire come mettere la fotocamera in modalità Manuale, completamente manuale.
Dovete scoprire anche come regolare i tempi e i diaframmi della fotocamera in tale modalità. In genere c’è una ghiera che si usa nelle modalità a priorità di tempi, per cambiare appunto i tempi di scatto, e una modalità a priorità di diaframmi per modificare l’apertura dell’obiettivo. Per eseguire questi cambiamenti, si utilizza sempre la stessa ghiera, ma in modalità manuale, che servirà a cambiare o i tempi o i diaframmi. Per eseguire la modifica della restante parte delle impostazioni, dovrete premere un pulsante in più. Scoprite qual è nel manuale di istruzioni.
Imparate a cambiare l’impostazione da P (Program – automatica) a manuale velocemente. Vi servirà per avere una lettura esposimetrica da cui partire per impostare manualmente la macchina. Se avete sempre utilizzato la fotocamera in modalità automatica, allora sarà opportuno che impariate anche le modalità a priorità di tempi e di diaframmi e, nel caso della fotografia notturna, quella a priorità di diaframmi. Scoprite come modificare la sensibilità ISO, se già non lo sapete fare, e se la vostra fotocamera ha un’impostazione per ridurre il rumore a ISO alti. Nel caso ne sia dotata, impostatela per funzionare.
Alcune fotocamere hanno due modalità di riduzione. La prima è basata su una semplice correzione durante l’elaborazione finale da parte del processore, mentre la seconda è un po’ più noiosa. La fotocamera, dopo aver scattato la prima volta, scatta una seconda immagine a otturatore chiuso, e quindi nera, per la stessa durata del tempo in cui è stata esposta la foto. Quindi, se fate uno scatto di 30 secondi, serviranno altri 30 secondi per avere la fotocamera nuovamente disponibile per l’uso. Inoltre date una ripassata alla messa a fuoco. Sì, lo so che sapete usare la fotocamera, è la vostra, ma la fotografia notturna o in scarse condizioni di luce è molto difficile. Le fotocamere digitali reflex hanno in genere da 6 a 51 punti di messa a fuoco, a seconda delle varie marche e modelli. Tutti questi punti di messa a fuoco sono stati studiati per funzionare correttamente con una discreta quantità di luce. Trovate il modo di impostare la messa a fuoco solo sul punto centrale: in questo caso sarà tutto più facile.

Lo scatto a lunga esposizione

Per tutti gli scatti che, come tempo, richiedono meno di 1/30 di secondo (1/10 se l’obiettivo è stabilizzato), è consigliabile utilizzare il treppiede. Non fidatevi troppo del display LCD della vostra fotocamera; una volta scaricata la scheda di memoria sul vostro computer, potreste avere delle brutte sorprese, come un’immagine fastidiosamente micromossa.

Figura 5: una fotografia notturna scattata a lunga esposizione: da notare le strisce luminose in cielo causate dallo spostamento dell’asse terrestre durante lo scatto. Canon EOS 400D, 10 minuti di esposizione, f.3.5, ISO 100. Elaborazione con Adobe Photoshop e Nik Software Dfine

Figura 5: una fotografia notturna scattata a lunga esposizione: da notare le strisce luminose in cielo causate dallo spostamento dell’asse terrestre durante lo scatto. Canon EOS 400D, 10 minuti di esposizione, f.3.5, ISO 100. Elaborazione con Adobe Photoshop e Nik Software Dfine

Utilizzate il treppiede e il telecomando per lo scatto remoto. Avendo la comodità di utilizzare una fotocamera digitale, potete eseguire alcuni scatti di prova per vedere in modo approssimativo come si presenterà il risultato finale. Eseguite il primo scatto in P (modalità automatica o Program) sulla base delle indicazioni fornite dall’esposimetro della vostra fotocamera. In scarse condizioni di luce, l’esposimetro viene ingannato, quindi molto probabilmente otterrete un’immagine troppo scura. Sarebbe buona regola aumentare l’esposizione di un paio di stop al di sotto del tempo di scatto di 1 sec., ma a volte non basta. Potete provare a impostare la macchina fotografica in bracketing con intervalli di esposizione di 2 stop. In ogni caso sovraesporre in digitale è sempre un rischio. Se nella scena sono presenti fonti di illuminazioni molto forti, anche se lontane, rischiate di bruciare in modo irrimediabile parti dell’immagine. Dovrete decidere voi, in questo caso, cosa è più importante nella composizione della fotografia.
La messa a fuoco è, come sempre, importante. Gli obiettivi autofocus non funzionano molto bene in scarse condizioni di luce e potrebbero non mettere affatto a fuoco. Se il soggetto da fotografare si trova abbastanza vicino, puntategli contro una luce proveniente da una torcia elettrica: in questo modo aiuterete il meccanismo di messa a fuoco. Più punti di messa a fuoco avrà la vostra fotocamera, maggiori saranno le possibilità di successo nell’utilizzo dell’autofocus. Se proprio non riuscite a mettere a fuoco automaticamente, disattivate l’autofocus e provate a focheggiare a mano. Se state fotografando un soggetto lontano, come un panorama, impostate la messa a fuoco su Infinito: funzionerà sicuramente.
Siccome avete posizionato la fotocamera sul treppiede, questo vi darà una discreta libertà di scelta nelle impostazioni. Non impostate la sensibilità della macchina fotografica al valore ISO più alto ma, a seconda della situazione, a un valore intermedio. Se la vostra fotocamera ha un disturbo accettabile, fino a 800 ISO, impostatela a 640 o 800 ISO. Se impostate la fotocamera a ISO bassi, per esempio 100 ISO, vi richiederà un tempo di scatto molto lungo, anche diversi minuti, e un sensore in funzione in continuazione, per diversi minuti, produce molto più rumore.
Se state fotografando un panorama, anche la profondità di campo avrà un valore fondamentale. Essendo buio, l’istinto vi porterà ad aprire il valore al diaframma più basso disponibile (per esempio f.2.8). Dato che state usando il treppiede e tempi di scatto lunghi, impostate un valore medio che sia un buon compromesso, come f.5.6, che vi aiuterà un pochino di più con la messa a fuoco, nel caso sia leggermente starata, e vi garantirà un po’ più di dettaglio in lontananza.
Se il vostro scatto richiederà più di 30 secondi, allora dovrete impostare la posa B, modalità in cui l’otturatore della fotocamera rimane aperto finché il pulsante di scatto è premuto. Se siete abbastanza accorti da trovare un panorama privo di illuminazione artificiale di fronte a voi (se lo avete alle spalle vi sarà di grande aiuto), magari in una notte di luna piena, con un tempo di scatto molto lungo potreste ottenere un effetto molto surreale. La scena verrà ben esposta in ogni dettaglio, quasi come se fosse stata scattata di giorno. Il cielo nero della notte, grazie a una lunga esposizione, si schiarirà e diventerà blu. Nel cielo si formeranno delle righe bianche: non spaventatevi, non si è rotta la vostra fotocamera, sono le stelle in cielo che si sono spostate durante lo scatto. Per ottenere questo effetto sulle stelle, sono sufficienti anche solo cinque minuti di esposizione.

Lo scatto a mano libera

Per operare in scarse condizioni di luce a mano libera, avete bisogno di due cose: una fotocamera digitale con estrema sensibilità ISO, almeno 6400, e un obiettivo molto luminoso, almeno f.2.8. Se la vostra fotocamera può operare fino a 12800 o 25600 ISO, potete tentare anche con aperture come f.4, ma il rumore sarà maggiore. Se invece avete obiettivi fissi ancora più luminosi, con aperture tipo f.1.2, 1.4 o 1.8, potete tentare di utilizzare un valore ISO più basso, come 1600 o 3200.
Se la scena da riprendere è statica, come una panoramica, allora potreste utilizzare un obiettivo stabilizzato, che vi regalerà qualche stop in più nel caso non sia molto luminoso. Se invece state riprendendo una scena in movimento, come delle persone, non ci sono alternative a un obiettivo molto luminoso e valori ISO alti. Tutte queste specifiche si applicano alla “street photography” notturna ovvero a un paesaggio urbano con illuminazione di lampioni per le strade. Un panorama in aperta campagna richiederà sempre l’uso di un treppiede e di tempi lunghi di esposizione.

Elaborare gli scatti notturni

Una volta tornati a casa, dovrete inevitabilmente mettere mano sui file RAW registrati sulla scheda di memoria della vostra reflex digitale. Visto che gli scatti notturni o in scarse condizioni di illuminazione rendono meglio, come già detto, sulle reflex digitali, allora perché non scattare in formato RAW? Il RAW dovrebbe essere utilizzato sempre sulle reflex digitali, ma purtroppo spaventa ancora molti fotografi, professionisti compresi. Il file JPEG è comodo, perché in teoria è già pronto, e qualsiasi programma e sistema operativo è in grado di leggerlo. Tuttavia il JPEG è un file molto compresso ed elaborato dal processore della fotocamera digitale. Questo dato elimina molte informazioni dal file e rende meno efficaci le ulteriori modifiche che verranno apportate in post-produzione. Nell’utilizzare il formato RAW, il timore è causato dai software in genere a corredo delle fotocamere digitali, che spesso sono macchinosi, brutti e rendono molto più lungo il processo di post-produzione.
Ci sono però bellissimi software di terze parti per elaborare il formato RAW, come Apple Aperture e Adobe Lightroom. Lo stesso Photoshop CS4 ha incorporato il plugin Adobe Camera RAW, che utilizzeremo in questo articolo per l’elaborazione degli scatti notturni.
Aprite uno scatto notturno in Adobe Camera RAW. Queste istruzioni renderanno meglio se utilizzerete un’immagine scattata in un contesto notturno urbano, illuminato da luci artificiali presenti in strada. Aprendo il mio file di esempio in Adobe Camera RAW, visibile in figura 6, vengono subito all’occhio le macchie blu presenti nelle parti più scure dell’immagine e le macchie rosse in quelle più chiare.

Figura 6: l’immagine notturna utilizzata per questo esempio e aperta dentro Adobe Camera RAW. Fotografia scattata con una Canon EOS 400D, 30 sec. f.8.0 ISO 200. Per scattare questa immagine è stato necessario l’uso del treppiede e di un telecomando per lo scatto remoto

Figura 6: l’immagine notturna utilizzata per questo esempio e aperta dentro Adobe Camera RAW. Fotografia scattata con una Canon EOS 400D, 30 sec. f.8.0 ISO 200. Per scattare questa immagine è stato necessario l’uso del treppiede e di un telecomando per lo scatto remoto

Si tratta semplicemente degli avvertimenti di Camera RAW per le aree troppo sottoesposte (blu) e troppo sovraesposte (rosse). Prima di occuparci del bilanciamento del bianco, sarà opportuno correggere questo tipo di problema. Operate con il cursore Esposizione per far sparire le macchie blu. A me è bastato aumentare l’esposizione di 1 stop. In questo genere di scatti, il cui tempo è stato molto lungo, le aree sovraesposte saranno irrimediabilmente bruciate. Trascinate verso destra il cursore Recupero finché non vedrete sparire le macchie rosse. Nel mio caso non sono sparite, ma si sono notevolmente ridotte. Qui l’area sovraesposta è modestamente piccola, ma in ogni caso ci si può ritenere soddisfatti.

Figura 7: la stessa immagine precedente dopo la modifica dei valori di Recupero, Esposizione, Luce di Schiarita e Neri

Figura 7: la stessa immagine precedente dopo la modifica dei valori di Recupero, Esposizione, Luce di Schiarita e Neri

Sarà opportuno anche giocare con il cursore Luce di Schiarita per illuminare un po’ di più la scena e abbassare i Neri per rendere l’immagine più limpida. L’immagine è comunque pesantemente giallognola o tendente all’arancione, sintomo di un errato bilanciamento del bianco. Non c’è problema: dal menu a tendina del Bilanciamento del Bianco, scegliete il preset Tungsteno e, come per magia, i colori appariranno molto più fedeli alla realtà. come visibile in figura 8.

Figura 8: l’applicazione del bilanciamento del bianco per le luci al Tungsteno ha migliorato nettamente la fotografia

Figura 8: l’applicazione del bilanciamento del bianco per le luci al Tungsteno ha migliorato nettamente la fotografia

Potete eseguire questa operazione soltanto se l’immagine è stata scattata in RAW. Se si fosse trattato di un file JPEG, la situazione sarebbe stata molto più problematica. Avremmo dovuto cercare un’area di grigio medio sulla fotografia, ma in uno scatto notturno, o in scarse condizioni di luce, è molto difficile da individuare. Prima di aprire l’immagine in Adobe Photoshop, fate clic sulla seconda icona sotto l’istogramma, quella della Curva di Viraggio. Scegliete la seconda scheda Punti e il preset Contrasto forte, per aumentare il contrasto che si era perso diminuendo i Neri.

Figura 9: l’applicazione del contrasto attraverso le curve di Adobe Camera RAW 

Figura 9: l’applicazione del contrasto attraverso le curve di Adobe Camera RAW 

Ora aprite l’immagine in Photoshop, facendo clic sul pulsante Apri immagine. Create un nuovo livello di regolazione Livelli e premete il pulsante Auto. In genere i livelli automatici in questi casi funzionano bene e rendono l’immagine più fedele, come visibile in figura 10. Qualora non funzionasse, provate a correggere i livelli manualmente oppure saltate questo passaggio ed eliminate questo livello di correzione.

Figura 10: l’immagine precedente aperta in Photoshop. È consigliabile applicare i Livelli automatici con un apposito livello di correzione

Figura 10: l’immagine precedente aperta in Photoshop. È consigliabile applicare i Livelli automatici con un apposito livello di correzione

Ora, riguardando l’immagine, trovate che sia comunque un po’ smorta, nonostante i colori molto caldi. Rendiamo la foto più frizzante e più simile a quelle che siamo abituati a vedere sulle riviste, applicando un livello di correzione Vividezza, novità di Adobe Photoshop CS4Vividezza, già presente in Adobe Lightroom e Apple Aperture (con il nome Vibrancy), aumenta o diminuisce la saturazione dei colori nelle aree meno sature della foto.
Aumentate leggermente il valore dei cursori Vividezza e Saturazione, come visibile in figura 11, fino a ottenere il risultato desiderato. Attenzione a non esagerare: potrebbe evidenziarsi molto rumore dovuto alla lunga esposizione.

Figura 11: il nuovo comando Vividezza di Photoshop CS4, che enfatizza la saturazione nelle aree meno sature

Figura 11: il nuovo comando Vividezza di Photoshop CS4, che enfatizza la saturazione nelle aree meno sature

A questo punto potreste ritenervi soddisfatti: tuttavia il cielo è ancora troppo scuro e poco azzurro. È notte, ma volete che sia blu, non violaceo. Aggiungete un altro livello di correzione, questa volta un Filtro Fotografico. Scegliete il filtro Freddo 82. Il cielo è migliorato, ma il resto della foto assolutamente no, è decisamente terribile. Trattandosi di un livello di regolazione, avete la possibilità di mascherarlo e una maschera è già pronta sul livello, per ogni livello di regolazione. Fate clic sulla maschera e premete B per attivare il pennello. Fate in modo che esso dipinga il nero, eliminando l’effetto dal livello. Dipingete su tutte le aree della foto in cui il cielo non è presente. Per dipingere meglio con la luce, disegnate una mascheratura molto sommaria, evitando di coprire le aree del cielo. Eseguite la combinazione di tasti Opzione+clic su Mac o Alt+clic su Windows sulla maschera del livello. La vedrete in grande al posto dell’immagine e potrete andare a osservare con precisione dove avete operato, come visibile in figura 12.

Figura 12 - È possibile visualizzare in grande la maschera creata in Photoshop: questo renderà il lavoro molto più semplice e preciso

Figura 12 – È possibile visualizzare in grande la maschera creata in Photoshop: questo renderà il lavoro molto più semplice e preciso

Dopo aver controllato, eseguite nuovamente la combinazione di tasti Opzione+clic su Mac o Alt+clic su Windows per tornare a rivedere l’immagine in grande.
Al termine, unite i livelli e salvate. Sarete pronti per affrontare il problema successivo.

Figura 13: il risultato finale presenta un’immagine con un look più simile a quello che siamo abituati a vedere sulle riviste 

Figura 13: il risultato finale presenta un’immagine con un look più simile a quello che siamo abituati a vedere sulle riviste 

Il problema del “rumore”

Abbiamo più volte accennato al problema del rumore, detto anche disturbo o effetto “moire”. L’immagine del paragrafo precedente ha reso molto bene in termini di colore e anche la vostra, quando proverete voi stessi, dovrebbe comportarsi nello stesso modo. Tuttavia, avrete sicuramente notato la comparsa del fastidioso rumore nelle aree più scure della foto. Il rumore viene causato anche da un eccessivo contrasto applicato in post produzione (ma a volte necessario) e da colori differenti troppo vicini. Quest’ultimo caso confonde i pixel del sensore della fotocamera, restituendo un disturbo colorato e puntiforme. Per eliminare questo fastidioso difetto, è necessario ricorrere a plugin di terze parti. Un ottimo plugin viene fornito da Nik Software e si chiama Dfine. Nik Software Dfine è disponibile per Adobe Photoshop o Apple Aperture al prezzo di 99.95 $ ed è acquistabile presso il sito di Nik Software.
Diamo quindi un’occhiata a questo plugin. Per aprirlo, in Photoshop, andate al menu Filtri > Nik SoftwareDfine 2.0 oppure, in Aperture, fate clic con il tasto destro sull’immagine e scegliete Edit With > Dfine 2.0. L’immagine si aprirà automaticamente all’interno del plugin, mostrerà l’area di lavoro ingrandita al 100% delle dimensioni dell’immagine (in questo modo apprezzerete molto di più il risultato finale) e inizierà a essere elaborata in automatico dal software. Lo schermo sarà diviso in due parti: a sinistra l’immagine originale e a destra quella elaborata, come visibile in figura 14.

Figura 14: l’immagine notturna elaborata precedentemente presentava del rumore. Una volta aperta in Nik Software Dfine, questa sarà elaborata in automatico per rimuovere il problema 

Figura 14: l’immagine notturna elaborata precedentemente presentava del rumore. Una volta aperta in Nik Software Dfine, questa sarà elaborata in automatico per rimuovere il problema 

Bisogna dire che Dfine lavora molto bene in automatico e che il più delle volte possiamo ritenerci soddisfatti del suo lavoro. Tuttavia, se vogliamo essere più precisi, è possibile intervenire manualmente per avere maggiore controllo sulla situazione. In alto a destra ci sono le icone di alcuni strumenti e, se non lo avete già fatto, premete il pulsante che mostra una manina e spostatevi sull’immagine per muoverla in lungo e in largo sul vostro monitor. Noterete che Dfine ha selezionato alcune aree dell’immagine in cui è presente del rumore. Se non siete soddisfatti del lavoro svolto da Dfine e avete individuato aree piene di disturbo da rimuovere che il software non ha calcolato, potete passare voi stessi a fare il “lavoro sporco”.
Andate sui controlli a destra dell’interfaccia di Dfine e, sotto la voce Noise Reduction, scegliete Manualdal menu a tendina Method, visibile in figura 15.

Figura 15: i controlli manuali di Nik Software Dfine. È possibile selezionare personalmente le aree che si ritiene contengano maggiore disturbo

Figura 15: i controlli manuali di Nik Software Dfine. È possibile selezionare personalmente le aree che si ritiene contengano maggiore disturbo

A questo punto fate clic sul pulsante sottostante, che mostra un rettangolo di selezione, e andate a individuare un’area della vostra immagine che contiene molto rumore. Fate clic e trascinate il puntatore del mouse proprio in quel punto per creare un’area di selezione, come visibile in figura 16. Attenzione però a non disegnare l’area troppo grande o a disegnarne altre troppo simili a quelle che avete già selezionato.

Figura 16: alcuni punti campione con aree soggette al tipico problema del rumore

Figura 16: alcuni punti campione con aree soggette al tipico problema del rumore

C’è un motivo per questo. I software di rimozione del rumore, oltre ad applicare complesse operazioni matematiche per la rimozione del rumore, forniscono una leggera sfocatura nell’immagine in rapporto a quanto rumore è stato individuato. Non ha, quindi, nessun senso selezionare due parti esattamente identiche, come più porzioni di cielo dello stesso colore, a meno che non si voglia perdere ulteriormente definizione nell’immagine.
Una volta individuate e selezionate le aree, premete nei controlli a destra il pulsante Measure Noise per vedere applicata l’elaborazione, come visibile in figura 17.

Figura 17: la rimozione del rumore dopo l’individuazione manuale delle aree che presentavano maggiori problemi 

Figura 17: la rimozione del rumore dopo l’individuazione manuale delle aree che presentavano maggiori problemi 

Se non siete ancora soddisfatti del risultato finale, potete fare clic sul pulsante Reduce nel pannello dei comandi a destra dell’interfaccia grafica, sotto la scritta Noise Reduction. Qui potete regolare a mano la percentuale di rimozione del rumore sul contrasto o sul colore attraverso comodi cursori. Se iniziate a notare una fastidiosa perdita di dettaglio assieme alla riduzione del rumore, sarà ora di operare con mascherature sulle aree che devono essere particolarmente dettagliate. Fate clic sul pulsante sotto ai cursori, con il simbolo di una freccia e un meno (–), e andate a cliccare sull’area dell’immagine in cui volete recuperare il dettaglio. State aggiungendo un punto di controllo sull’immagine. In quest’area non sarà applicata alcuna delle correzioni che avete eseguito in precedenza e potrete ulteriormente regolarle.

Figura 18: la rimozione del rumore dopo l’individuazione manuale delle aree che presentavano maggiori problemi

Figura 18: la rimozione del rumore dopo l’individuazione manuale delle aree che presentavano maggiori problemi

L’elaborazione sembra sparita nell’intera immagine; in realtà questo si verifica perché state visualizzando la fotografia ingrandita al 100%. Lo slider principale da utilizzare è posto proprio accanto al punto che potete spostare lungo l’immagine. Questo vi consentirà di aumentare o diminuire il raggio d’azione in cui volete recuperare dettaglio e dove non ritenete necessaria la rimozione del rumore.

Domande più frequenti

In questo paragrafo finale troverete le risposte alle domande più comuni che possono sorgere nell’ambito della fotografia in scarse condizioni di luce e qualche curiosità.

Quale tipo di fotocamera digitale mi serve per scattare fotografie decenti in scarse condizioni di luce?
Come per quasi tutti i generi fotografici, maggiore sarà la qualità della vostra fotocamera e maggiori saranno le possibilità di ottenere fotografie molto nitide e virtualmente prive di difetti. Le moderne fotocamere con sensore CMOS sono le più indicate.

I sensori lavorano meglio delle pellicole in scarse condizioni di luce?
Dipende da tanti fattori. Innanzitutto dal tipo di sensore: quelli di ultima generazione, full frame e installati su un corpo macchina professionale, hanno maggiore possibilità di catturare dettagli che sfuggirebbero alla pellicola tradizionale. Le pellicole ad alta sensibilità a colori hanno una scarsa latitudine di posa rispetto al digitale, tuttavia creano un effetto grana molto più piacevole rispetto al rumore. Le pellicole in bianco e nero ad alta sensibilità hanno un’ottima latitudine di posa e sono ancora competitive, in termini di qualità, con la tecnologia digitale.

Si formano dei piccoli puntini colorati sulla fotografia quando eseguo una esposizione di diversi minuti. È un problema del sensore?
È un problema che affligge i sensori quando eseguono uno scatto di diversi minuti. Il problema è dovuto anche al surriscaldamento del sensore e di altri componenti interni alla fotocamera. Migliore sarà il sensore (e quindi la fotocamera) e meno si avrà questo tipo di problema. È consigliabile impostare la riduzione del rumore sulle lunghe esposizioni, se la fotocamera ha questa funzione. La fotocamera scatterà una seconda foto a tendina chiusa per lo stesso tempo di scatto appena eseguito. È una procedura assai noiosa, ma spesso funziona molto bene per evitare questo tipo di problema.

È meglio acquistare un obiettivo luminoso o uno stabilizzato per fotografare in scarse condizioni di luce?
Questo dipende dal vostro budget, dal genere fotografico che volete realizzare e dal tipo di obiettivo che intendete acquistare. Se nei vostri scatti contemplate la presenza di esseri umani in movimento, dovrete optare per obiettivi luminosi, in quanto la stabilizzazione serve a compensare il vostro movimento, non quello di terzi. Gli obiettivi luminosi costano molto più degli altri, soprattutto se invece di uno zoom, che al massimo si aprirà a f.2.8, opterete per un corredo di obiettivi fissi molto più luminosi. Se invece amate i teleobiettivi e fotografare da lontano, date la priorità alla stabilizzazione ma, se potete, prendete un teleobiettivo stabilizzato e luminoso. Sono molto pesanti e ingombranti, ma vi daranno risultati più soddisfacenti. Tenete in considerazione che per fotografare con una fotocamera full frame, con un obiettivo 200mm, avete bisogno di 1/200 di secondo, un tempo di scatto molto difficile da avere a disposizione di notte, anche alzando gli ISO. Se il vostro obiettivo è stabilizzato, potrete tuttavia scendere con i tempi di anche 2 stop. Se poi l’obiettivo è luminoso, sarà ancora meglio.

La fotografia notturna è costosa?
Dipende sempre dai risultati che si intendono ottenere. Una fotocamera digitale entry level, con il suo obiettivo in kit, dal costo di circa 500 euro, se montata su un bel treppiede (circa 70 euro) e dotata di scatto remoto (circa 20 euro), è in grado di ottenere buoni risultati. Il costo sale se si intende fotografare anche a mano libera, quindi dotandosi di obiettivi luminosi (da 100 euro fino a 2000 euro e oltre) e di un corpo macchina dall’estrema sensibilità ISO, come la Nikon D700 o la Canon EOS 5D Mark II (entrambe sui 2500 euro).

Posso usare l’autoscatto al posto del telecomando per lo scatto remoto?
Proprio non li volete spendere 20 o 30 euro? Sì, potete farlo, ma fino a 30 secondi di scatto. Tutte le reflex digitali sono limitate a 30 secondi, dopodiché dovrete usare la posa B, in cui la tendina dell’otturatore rimane aperta fino a quando il pulsante di scatto rimane premuto. Se la scattate senza utilizzare uno scatto remoto, l’immagine risulterà mossa o micromossa per il movimento della vostra mano.


Autore: Gian Guido Zurli – Tratto da: Effetti speciali per la fotografia digitale – Edizioni FAG Milano

100%
100
Voto
  • Giudizio degli utenti (184 Voti)
    9.6
Condividi.

I commenti sono chiusi.