Il formato “Jumbo” nella fotografia digitale

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Quando la risoluzione richiesta supera quella delle reflex digitali si entra nel mondo della fotografia Jumbo, vediamo insieme quali sono le opzioni disponibili per ottenere questo tipo di fotografia usando obiettivi decentrabili e staffe.

Foto di grandi dimensioni

Se, nella fotografia amatoriale, la qualità e la risoluzione delle macchine in commercio sono sufficienti, non è sempre così per il professionista. A volte serve una risoluzione maggiore, ma per questo i costi salgono, dovendo passare dalle reflex ai dorsi digitali per banchi ottici. Può anche essere necessario avere un angolo di ripresa molto elevato, ma non si può ricorrere alle panoramiche per problemi di distorsione d’immagine. Per risolvere questi problemi si può ricorrere a una soluzione basata su due componenti: gli obiettivi decentrabili, nati primariamente per l’uso in architettura, della serie “PC-E Nikkor” di Nikon, e la staffa “Jumbo MultiBigShoot” ideata da Giuseppe Maio e distribuita in Italia da Nital.
Grazie al decentramento dell’obiettivo, è possibile inquadrare, scattando più foto, una zona di ripresa molto più ampia. Un obiettivo, infatti, non riprende solo la parte di immagine che va a colpire il sensore, ma anche zone che cadono fuori dalla portata dello stesso. Il problema, normalmente, è che l’obiettivo decentrabile, essendo la macchina fissata al treppiede, si sposta rispetto al soggetto.

Figura 1: il supporto Jumbo, in opera ancora allo stadio di prototipo, avvolge gli obiettivi Nikon decentrabili della serie PC-E Nikkor e fa sì che questi, una volta posizionato il treppiede, siano sempre rivolti verso il soggetto mantenendo l’inquadratura. Decentrando l’obiettivo, come si nota nelle due foto sulla destra, è possibile far sì che il sensore sia spostato rispetto all’obiettivo, così da ritrarre parti dell’immagine altrimenti fuori dell’inquadratura 

Figura 1: il supporto Jumbo, in opera ancora allo stadio di prototipo, avvolge gli obiettivi Nikon decentrabili della serie PC-E Nikkor e fa sì che questi, una volta posizionato il treppiede, siano sempre rivolti verso il soggetto mantenendo l’inquadratura. Decentrando l’obiettivo, come si nota nelle due foto sulla destra, è possibile far sì che il sensore sia spostato rispetto all’obiettivo, così da ritrarre parti dell’immagine altrimenti fuori dell’inquadratura 

Dallo spostamento dell’obiettivo rispetto al soggetto derivano linee prospettiche differenti per ogni scatto. Per un risultato corretto è necessario avere l’obiettivo sempre fermo e spostare, invece, il corpo macchina. Il segreto, quindi, sta nel dispositivo Jumbo MultiBigShoot, che consente di tenere l’obiettivo fermo sull’inquadratura mentre si scattano le varie immagini, ognuna con la macchina in una posizione differente.

Figura 2: i riquadri arancioni indicano come il sensore può posizionarsi differentemente rispetto all’obiettivo grazie al decentramento dello stesso, così da catturare immagini più ampie 

Figura 2: i riquadri arancioni indicano come il sensore può posizionarsi differentemente rispetto all’obiettivo grazie al decentramento dello stesso, così da catturare immagini più ampie 

Le foto realizzate con questa tecnica hanno tutte le medesime caratteristiche prospettiche, quindi possono essere facilmente unite come accade per le foto panoramiche. La foto nella figura 3 è un esempio di come degli scatti da 24 megapixel producano foto da 48 milioni di pixel: il doppio della risoluzione della Nikon D3x utilizzata!

Figura 3: questa foto, dell’architetto Giuseppe dell’Aquila, mostrata sul sito Nital, è un esempio delle possibilità offerte da questa semplice ma ingegnosa soluzione

Figura 3: questa foto, dell’architetto Giuseppe dell’Aquila, mostrata sul sito Nital, è un esempio delle possibilità offerte da questa semplice ma ingegnosa soluzione

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