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Podcast di qualità

Migliorare la qualità tecnica per guadagnare ascoltatori

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Autore: Stefania Boiano e Giuliano Gaia di InvisibleStudio - Tratto dal libro: Il tuo podcast Edizioni FAG Milano
Il tuo podcast Come possiamo creare un buon podcast che si faccia ascoltare e ricordare? Per farlo dovete migliorare tecnica, comunicazione e contenuti. In questo articolo trovate i suggerimenti degli esperti e un importante consiglio: rispettate i vostri ascoltatori. Essi, infatti, vi stanno dedicando il loro tempo per trovare i vostri file, scaricarli e ascoltarli. È giusto ripagarli con un prodotto di qualità.

Migliorare la qualità tecnica

Proporre un podcast difficile da ascoltare non è certo una buona mossa per guadagnare ascoltatori. Infatti, spesso chi vi ascolta si trova in un ambiente rumoroso (per esempio, in autobus o in metro con un MP3 Player portatile) o dispone di impianti a bassa fedeltà di riproduzione (per esempio, le casse del notebook). In tutti questi casi un audio basso, con un elevato rumore di fondo o con continue e inaspettate variazioni di volume può essere veramente difficile da seguire e costituisce un potente incentivo a cessare l’ascolto. Nell'articolo "Come creare il primo podcast" di questo speciale sul podcasting, abbiamo visto come Audacity offra alcuni filtri per migliorare la qualità del suono in fase di postproduzione.

Per ottenere un podcast di qualità conviene però lavorare soprattutto sulla fonte del suono, dunque sulla registrazione e sul microfono. Un podcast mal registrato, infatti, è spesso difficile, se non impossibile, da “raddrizzare” in fase di postproduzione. Prima di mettere mano al portafoglio per comprare un microfono ultrasofisticato, vi consigliamo di effettuare alcune prove con il microfono che già possedete, per trovare la posizione e la distanza ideale dalla bocca. Provate a effettuare registrazioni ponendo il microfono in posizioni differenti e cercate di capire in quale ottenete la migliore qualità; giocate anche con i volumi di registrazione per cogliere il compromesso che permetta di catturare nel modo migliore la vostra voce senza eccessivi rumori di fondo. Ovviamente, registrare in un ambiente silenzioso (a meno che non vogliate ottenere particolari effetti di ambientazione) è molto importante per la qualità della registrazione stessa.

Abbiate quindi l’accortezza di scegliere la stanza più silenziosa e state attenti ai rumori piccoli e persistenti che potrebbero risultare molto fastidiosi nella registrazione; conviene sempre fare una breve registrazione di prova da ascoltare in cuffia prima di dedicarsi a quella vera e propria. Se dopo aver fatto le varie ottimizzazioni di ambiente ancora non siete soddisfatti, cominciate a ragionare sull’acquisto di un microfono (con 30-50 euro è possibile acquistarne uno buono).
La maggior parte dei microfoni “di qualità” tendono ad avere lo spinotto (Jack) di output da 6,35 mm, mentre i computer hanno solitamente la presa da 3,5 mm: occorrerà quindi acquistare un adattatore. Riguardo al tipo di microfono, una distinzione da conoscere è quella tra microfoni dinamici o a condensatore.

I microfoni dinamici, molto diffusi, tendono a essere robusti e affidabili, ragione per cui sono spesso apprezzati dai cantanti rock, anche se registrando il parlato possono dare un risultato meno “pulito” del microfono a condensatore di cui parleremo tra poco. Un vantaggio dei microfoni dinamici è che non necessitano di alimentazione esterna, dunque possono essere collegati direttamente al computer o al mixer.
I microfoni a condensatore, invece, necessitano di un’alimentazione esterna (di solito a 48 V), quindi richiedono l’uso di batterie o di un alimentatore esterno (che può anche essere direttamente integrato nel mixer). I microfoni a condensatore tendono a essere più sensibili e brillanti nella registrazione dei dettagli dei suoni, quindi vengono spesso utilizzati per la registrazione del parlato.
Un’altra distinzione riguarda la direzionalità, ossia la direzione verso la quale il microfono tenderà a registrare la maggior parte dei suoni. I microfoni più diffusi possono essere cardioidi (registrano fondamentalmente “di fronte” a sé), bidirezionali (registrano principalmente da due direzioni opposte tra loro) o omnidirezionali (tendono a registrare da tutte le provenienze). Questi ultimi catturano la maggiore quantità di rumore ambientale, anche se ovviamente daranno la loro “preferenza” alle fonti di suono più vicine (per questo, parlando a distanza ravvicinata in un microfono omnidirezionale si ottiene una buona qualità di registrazione della voce). Inoltre, pronunciando le labiali “p” e “b”, è possibile causare un fastidioso effetto “esplosivo” nella registrazione. Per evitarlo, viene posto tra lo speaker e il microfono un piccolo schermo protettivo che attenua questo problema: il pop stopper visibile in figura 1.


Figura 1: un microfono con pop stopper

Quello dei microfoni e della registrazione è un campo molto ampio e con possibili variazioni. Se il tema vi appassiona, potete saperne di più cercando nei siti specializzati, come questo o chiedendo ad amici musicisti e commessi di negozi specializzati in strumentazione e hardware musicale. Anche se il podcast è recente, la registrazione è un’arte antica, quindi troverete molti esperti in grado di aiutarvi a scegliere il microfono migliore.

La parola all’esperto: Valerio Di Giampietro

Valerio Di Giampietro è un nome noto nel campo del podcast italiano: il suo podcast Notizie Digitali, dedicato all’informatica, ha avuto un crescente successo grazie alla qualità dei contenuti, alla freschezza delle notizie e a una realizzazione tecnica davvero precisa.


Figura 2: il blog di Valerio Di Giampietro

D. Come hai deciso di realizzare un podcast di informatica?

R. Ho iniziato ad ascoltare alcuni podcast americani circa un anno fa. L’ascolto era finalizzato a tenere in allenamento il mio inglese, ed essendo appassionato di informatica, seguivo podcast di tecnologia, quali Slashdot Review, Digital Experience Podcast, In the trenches o Perlcast. Successivamente, incuriosito da tale fenomeno, ho dato uno sguardo ai podcast in italiano, ma non erano di tecnologia: ho pensato di farne uno io, ispirandomi a quelli americani. Sin da bambino sono stato appassionato di tecnologia, quando a poco più di dieci anni ho cominciato a smontare radio, registratore e TV. Con il podcast il mio obiettivo è stato quello di non fare un semplice notiziario, ma di selezionare con cura le notizie, talvolta minori, che segnano delle tendenze in atto, magari appena nate, e di aggiungerci dei commenti.


Figura 3: il sito del podcast Notizie Digitali

D. Come sta andando?

R. Rispetto alle mie aspettative sta andando molto bene. Quando ho iniziato pensavo che avrei potuto avere qualche decina di ascoltatori, invece le cose sono andate davvero molto meglio del previsto.

D. Ci dai qualche numero?

R. Ogni puntata viene scaricata tra le 1800 e le 2600 volte, depurando gli indirizzi IP duplicati e considerando che non tutti riescono ad ascoltare tutti i podcast cui sono abbonati, stimo di avere tra i 1200 e i 1800 ascoltatori che effettivamente ascoltano il mio podcast. Il questionario che ho messo on line è stato compilato da 248 ascoltatori, un numero superiore a quello che ci si poteva attendere. Dopo ogni puntata ricevo una decina di e-mail, a volte di più, con tanti suggerimenti, qualche critica e molti complimenti. Il sito web, oltre a “Notizie Digitali”, contiene il più completo elenco dei podcast italiani, a febbraio ha avuto circa 7.200 visite e 43.000 pagine visualizzate.
Tali valori sono in crescita rispetto al mese di gennaio e sono raddoppiati rispetto agli analoghi valori di dicembre.

D. Che frequenza hanno le puntate?

R. Le puntate escono con periodicità “quasi settimanale” (in pratica, circa ogni 10 giorni).

D. Secondo te, un podcast deve avere una frequenza fissa?

R. Un podcast che vuole essere professionale dovrebbe avere una periodicità fissa (per esempio, ogni domenica sera). Io avrei voluto mantenere una periodicità settimanale, purtroppo la realizzazione del podcast richiede molto tempo e non è facile trovarlo avendo un lavoro regolare che mi impegna molto ed una numerosa famiglia con moglie e tre figlie che, giustamente, richiede la mia attenzione!

D. Ci descrivi la tua attrezzatura tecnica in questo momento, illustrando sinteticamente la funzione di ciascun componente?

R. La mia attrezzatura è la seguente: un microfono a condensatore Behringer B-1, visibile in figura 4, dal costo di circa 100 euro. Essendo il componente fondamentale, è importante che sia di buona qualità. Se il microfono non è almeno decente, non vi è nulla che si può fare in seguito per migliorare la registrazione;


Figura 4: il microfono Behringer B-1

un mixer Behringer UB802 dal costo di circa 50 euro. È necessario soprattutto perché il microfono a condensatore richiede un’alimentazione (detta “phantom”) da 48V e il modo più semplice per fornirgliela è utilizzare un mixer dotato di tale alimentazione;


Figura 5: il mixer Behringer UB802

un processore di segnale (“voice processor”) MDX 2600 dal costo di circa 130 euro, che funga da “compressore” (ossia comprima la dinamica del suono “abbassando” automaticamente il volume quando è troppo alto), da “expander/gate” (azzeri il volume quando il segnale di ingresso è al di sotto di una determinata soglia e tagli completamente il rumore di fondo), da “de-esser” (attenui l’effetto delle consonanti “sibilanti”) e da “limiter” (riduca drasticamente il volume quando il segnale diventa troppo alto e sta per distorcere). Questo componente ha un ruolo importante per dare alla registrazione un tocco professionale, con poco rumore di fondo e un volume livellato;


Figura 6: il composer Behringer MDX 2600

un’interfaccia audio USB iMic della Griffin acquistata su eBay per meno di 30 euro; la utilizzo in alternativa alla scheda audio del PC, poiché le schede audio, essendo interne, tendono a catturare più rumore rispetto a una scheda USB esterna.


Figura 7: l’interfaccia audio iMic

Attualmente questa è la parte più debole del mio setup ed introduce un po' di rumore, la vorrei sostituire con un’ottima interfaccia firewire “Presonus Firebox”, solo che questa costa 330 euro;


Figura 8: l’interfaccia audio Firebox della Presonus

un portatile Dell D400 che possiedo da circa due anni. Registrare sul portatile è meglio, in quanto non ha ventole ed è piuttosto silenzioso;


Figura 9: il portatile Dell Latitude D400

Una volta registrata la puntata, con il software gratuito Audacity, faccio la “post-production”, tagliando qua e là qualche ripetizione e imperfezione, e aggiungendo le musiche iniziali, finali e di sottofondo.


Figura 10: lo studio completo… sul tavolo della cucina! Notare il pop stopper sul microfono

D. Con quanto anticipo realizzi una puntata?

R. Durante la settimana leggo le varie notizie su Internet utilizzando l’aggregatore di feed RSS “feeddemon” e “segnando” su del.icio.us quelle che potrebbero servire per il podcast. Il giorno prima della registrazione seleziono le notizie da pubblicare (circa una decina), le stampo per poterle leggere e annotare, decido la scaletta e la scrivo su un pezzo di carta, mentalmente penso a cosa devo dire e commentare. Il giorno della registrazione mi limito a registrare il podcast, mentre quello seguente lo “edito”, sempre con Audacity, e lo pubblico insieme al relativo blog con tutti i link di cui parlo nel podcast.

D. Hanno una lunghezza fissa?

R. Cerco di selezionare una decina di notizie, che si traducono in un podcast della durata di 30-50 minuti.

D. Come trovi e selezioni le notizie?

R. Le notizie le recupero su Internet, tenendo sotto controllo, tramite il mio aggregatore RSS, i più importanti siti di news, quali Slashdot, Cnews, Ars Technica, Punto Informatico ecc., dando più importanza a quelle che testimoniano le tendenze in atto nel settore tecnologico.

D. Il tuo podcast ha una qualità eccezionale, sia dal punto di vista tecnico sia contenutistico. Quanto tempo dedichi a ogni singola puntata?

R. Ovviamente grazie moltissimo per il complimento! Diciamo che ispirandomi ai podcaster americani ascoltati, mi sarebbe piaciuto, sin dall’inizio, raggiungere una qualità tecnica che si avvicinasse alla loro, è per questo che mi sono impegnato molto per ottenere un risultato accettabile con un budget modesto. Purtroppo il tempo dedicato è maggiore di quello che vorrei, infatti attualmente impiego, nel corso di diversi giorni:

  • tre ore alla ricerca di notizie su Internet con l'aggregatore di feed RSS;
  • tre ore per la selezione e la preparazione della scaletta;
  • due ore per la registrazione, incluso il montaggio e smontaggio dell'apparecchiatura sul tavolo della cucina, che è il mio “podcasting studio”;
  • tre ore per l'editing dell'audio con l'aggiunta delle musiche e la conversione in MP3;
  • una o due ore per l'upload sul server e la preparazione della relativa pagina sul blog.

Complessivamente, quindi, una puntata di "Notizie Digitali" richiede un impegno di circa 12 ore per la sua realizzazione. Vorrei ridurre questo tempo, ma non abbassare il livello qualitativo, quindi non mi è facile farlo.

D. Per ogni podcast tu crei una scheda disponibile sul tuo sito con i link e l’indice della puntata. Quanto è importante questo lavoro?

R. Nella realizzazione del podcast ho cercato di fare le cose che mi sarebbe piaciuto ricevere da ascoltatore. Penso sia essenziale fornire il materiale di approfondimento e le fonti delle notizie in un posto facilmente raggiungibile, come sul sito www.audiocast.it. Mettere l’elenco degli argomenti sul blog del Podcast è utile per i visitatori del sito, che possono così decidere più facilmente se vale la pena o meno ascoltare una certa puntata.

D. Sai se i tuoi ascoltatori ti seguono prevalentemente in casa o fuori tramite il lettore MP3?

R. I risultati del sondaggio dicono che il 35% mi ascoltano sul PC, mentre il restante 65% su un lettore portatile. Nella domanda non era specificato se mi seguivano dalla macchina, ma a giudicare dalle e-mail che ricevo, penso che del 65% che mi ascolta sul lettore portatile una parte consistente mi senta in macchina con l’autoradio, tramite opportuni adattatori.

D. Questo cambia qualcosa nel modo di realizzare il podcast?

R. Non cambia molto, poiché sin dall’inizio ho cercato di preoccuparmi di fare un podcast qualitativamente decente, che potesse essere ascoltato anche in ambienti piuttosto rumorosi, come in auto nel traffico cittadino o sui mezzi pubblici. Questo perché io stesso ascolto i podcast in auto e l’ascolto di podcast con qualità audio scadente, quando è possibile, richiede un livello di attenzione troppo elevato.

D. Il ruolo della musica nel tuo podcast. Come fai per le licenze?

R. Io utilizzo solo musica “podsafe”, ossia distribuita con licenze che ne permettono l’utilizzo nei podcast senza pagare nulla alla SIAE. Esistono molti siti che distribuiscono musica di questo tipo, uno dei più utilizzati è music.podshow.com. Tra i fondatori vi è Adam Curry, da molti considerato l’”inventore” del podcast.


Figura 11: Podshow, un sito che offre musica podsafe

D. Molti dei podcast amatoriali hanno poco o zero editing. Quanto conta la postproduzione nel tuo caso?

R. Anche molti ottimi podcaster americani per risparmiare tempo puntano a non fare post-produzione: è come fare una trasmissione radio in diretta, occorre una maggiore capacità professionale (meno papere, meno “uhhmm”) e abilità nell’inserire al volo e con i giusti livelli la musica. Nel mio caso io non ho tutte queste capacità, quindi mi è più semplice aggiungere la musica e migliorare il podcast con un’onerosa attività di postproduzione.

D. Come pubblicizzi il tuo podcast?

R. Veramente non mi sono preoccupato molto di pubblicizzarlo; io ho iniziato i primi di luglio, quando i podcast italiani su iTunes erano una decina, quindi erano gli ascoltatori a cercare i podcast e non viceversa! Una cosa che faccio volentieri è partecipare al newsgroup italiano dei podcaster italt.media.internet.podcast) e cercare di rispondere a tutti coloro che mi scrivono, anche se con molto ritardo. Il risultato di queste attività è stato che molti hanno “linkato” il mio sito, contribuendo così ad allargare il numero degli ascoltatori.

D. Quanto conta il file RSS per la promozione? Tu che accorgimenti utilizzi?

R. Un podcast non è un podcast se non ha un file RSS, altrimenti è semplicemente un contenuto audio scaricabile da Internet, ma senza alcun automatismo per lo scaricamento automatico di ogni nuova puntata. Io preparo il file RSS utilizzando un tool gratuito, scritto in linguaggio perl, che si chiama “podcastamatic” e che estrae direttamente dal file MP3 le informazioni da riportare nel feed RSS. L’unica accortezza adottata è utilizzare il formato MP3 per il podcast, e non il formato AAC proprietario di Apple. Questo accorgimento permettere a tutti di ascoltare il podcast con qualsiasi tipo di lettore; anche nella realizzazione dell’MP3 ho utilizzato il “constant bit rate” ed una frequenza di campionamento di 44.1Khz proprio per essere compatibile con il maggior numero possibile di lettori.

D. Un consiglio per chi inizia oggi il suo primo podcast.

R. Statisticamente più della metà di quelli che iniziano a fare un podcast smettono dopo alcune puntate. Il primo consiglio è quello di chiedersi “voglio fare un podcast per un lungo periodo oppure voglio solo vedere se mi piace?” A chi vorrebbe continuare per un lungo periodo suggerisco di investire almeno in un buon microfono, poiché una qualità audio accettabile è indispensabile per poter essere confortevolmente ascoltati in mezzo al traffico cittadino o nei rumorosi mezzi pubblici. Oggi la qualità di molti podcast amatoriali lascia a desiderare e questo scoraggia l’ascolto. Un altro importantissimo consiglio è sul contenuto: se si duplicano contenuti già largamente esistenti sui media tradizionali (come la radio) è difficile avere successo, a meno che non si sia già conosciuti. I contenuti che hanno maggiore probabilità di successo sono quelli scarsamente coperti dai media tradizionali, ma per i quali vi è sufficiente richiesta, soprattutto da parte degli ascoltatori tecnologicamente più evoluti. Un altro consiglio è di scegliere contenuti per i quali si prova una vera e propria “passione” da trasmettere agli ascoltatori. Infine, come in qualsiasi altra attività, un buon “benchmarking” (analisi concorrenza) è sempre importante: guardare ai podcast già esistenti affini a quello che si vuole realizzare, cercare di capire i punti forti e le cose da migliorare, farne tesoro e includerle nel proprio podcast. Considerato che negli Stati Uniti sono più avanti in materia, è certamente utile provare a vedere come sono i podcast americani relativi al settore che ci interessa.

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