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Introduzione alla sicurezza informatica

Analizziamo i rischi a cui si va incontro

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Autore: Roberto Saia - Tratto dal libro: Reti e sicurezza edito da Edizioni FAG Milano

Analisi dei rischi

Molte persone hanno l’abitudine di memorizzare nei loro elaboratori numerose informazioni di una certa importanza come, per esempio, dati relativi ai conti bancari, password di carte di credito e bancomat ecc.


Figura 2: il tipico modo di operare di un aggressore

Questo modo di agire, pur non costituendo di per se un problema, diviene estremamente rischioso quando la macchina destinata a contenere questi dati viene connessa a una rete informatica: da quel momento, infatti, se non sono state prese le opportune precauzioni, le probabilità che un aggressore esterno possa accedere ai nostri dati sono davvero molto alte. Paure di questo tipo, che fino a qualche tempo addietro potevano forse essere considerate esagerate, sono oggi confermate da reali riscontri e, qualora qualcuno avesse ancora dei dubbi in merito, questi possono essere rapidamente dissipati attraverso la semplice lettura dei file di log generati da un comune personal firewall (un software di protezione largamente diffuso); la lettura di questi file evidenzia chiaramente come un elaboratore connesso in rete (per esempio, a Internet) sia continuamente insidiato da svariati tentativi di intrusione finalizzati alla rilevazione di eventuali vulnerabilità utili per la conquista di un accesso illegittimo.
I problemi che un’intrusione può causare sono numerosi: si va dalla violazione della privacy, attraverso l’accesso a foto e documenti personali, ai danni di carattere economico, derivanti dal rilevamento del numero della nostra carta di credito o dei parametri per accedere al nostro servizio di home banking, incautamente memorizzati all’interno dell’elaboratore. Quelli appena citati sono solo alcuni esempi dei rischi cui un utente può andare incontro ma, nonostante la posta in palio sia alta, molte persone continuano a ritenere la sicurezza informatica un problema esclusivo di coloro che gestiscono dati di una certa importanza, non rendendosi conto che perfino una macchina dedicata al gioco, priva di qualsiasi dato personale, può essere fonte di grossi guai per il suo proprietario qualora non adeguatamente protetta: un intruso che riesca ad assumerne il controllo potrebbe adoperarla per accedere a siti Internet dai contenuti illegali (pedopornografia, terrorismo ecc.) o per attaccare altri sistemi informatici (banche, aziende, agenzie governative) o, ancora, per memorizzare temporaneamente materiale illegale (come, per esempio, informazioni derivanti da attività di spionaggio).
Gli esempi che si possono fare sono davvero tanti ma il risultato è sempre lo stesso: la paternità di queste azioni ricadrà sempre sull’ignaro proprietario della macchina compromessa, che risponderà in prima persona per ogni reato commesso. Egli, ovviamente, potrà far valere le sue ragioni dichiarandosi estraneo ai fatti ma, considerando che questo non avverrà in tempi brevi e che nel frattempo si dovranno subire tutte le conseguenze del caso (perquisizione, arresto, interrogatori ecc.), è certamente auspicabile non trovarsi mai in una di queste situazioni.
La prassi seguita dall’aggressore è quasi sempre la stessa: quando egli decide di effettuare operazioni illegali su di un certo obiettivo remoto, adopera una o più macchine delle quali ha precedentemente assunto il controllo (come è possibile osservare in Figura 2), macchine che, come abbiamo visto in precedenza, appartengono a utenti del tutto ignari.
Fortunatamente, come è già stato detto, la conquista di un sistema informatico non è immediata ma avviene per gradi e i tempi che la caratterizzano sono strettamente connessi sia al tipo di vulnerabilità da sfruttare sia al grado di preparazione dell’attaccante.

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