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La risoluzione e la profondità colore in Photoshop CS3

La risoluzione delle immagini

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Autore: Tiziano Fruet - Tratto dal libro: Photoshop Guida all'uso edita da Edizioni FAG Milano

La risoluzione

Passiamo a questo concetto, tanto semplice quanto frainteso anche da molti professionisti dell’immagine digitale, cui sono legate delle vere e proprie leggende metropolitane che donano a questo parametro un’aura mistica e misteriosa.
Cominciamo dalla definizione brutale: la risoluzione è il numero di pixel per pollice lineare.
Tutto qui? Non proprio: questa è la definizione di risoluzione nel senso di PPI, cioè pixel per inch, cui in questa sede possiamo assimilare, per comodità, anche quella di DPI, dove D sta per Dot, ovvero il punto di un retino di stampa.
È il parametro che si utilizza quando si deve passare da un ambito che si può definire virtuale (il video) a un ambito reale (la stampa), cioè quando si deve dare una dimensione al pixel, che come visto prima nasce come adimensionale.
Si parla di risoluzione anche quando si imposta un display, per esempio a 1280x1024 oppure a 1920x1200 o ancora a 640x480: questa è la risoluzione video, naturalmente espressa in pixel.
Per stabilire immediatamente una relazione tra queste varie versioni di risoluzione consideriamo che per i PPI (e per i DPI) è sottinteso un identico valore in base e altezza, ragion per cui 300 DPI indica in forma estesa un 300x300 (base per altezza, cioè l’area di un quadrato).
Nel caso dei display, notoriamente di forma rettangolare, la risoluzione video (un termine discutibile dal mio punto di vista dato che fornisce due dimensioni e non un rapporto) dà due valori, uno per il lato lungo e uno per il lato corto.
Supponete di scattare una foto da 3 Megapixel con il vostro telefono cellulare; per semplicità possiamo pensarla come un’immagine da 2.000 pixel di base e 1.500 pixel di altezza (2.000 x 1.500 fa appunto 3.000.0000 di pixel, e Mega è il prefisso per milione).
Se disponete di un display LCD da 1920x1200 pixel non potete comunque visualizzare l’immagine al 100% delle sue dimensioni perché il lato maggiore è di 80 pixel più corto del necessario e il lato minore è più corto di ben 300 pixel.


Figura 4: se l’immagine ha una dimensione in pixel superiore a quella del monitor inevitabilmente non potrà essere visualizzata per intero al 100% di zoom

A queste condizioni, per poter vedere tutto il contenuto dell’immagine le possibilità sono tre:

  • Prendete lo strumento Mano (Hand Tool) e fate un panning, cioè muovete l’immagine sullo schermo esclusivamente per la visualizzazione (ossia, non la spostate all’interno del documento: state proprio spostando la visualizzazione del documento sull’area di lavoro);
  • Rimpicciolite il fattore di visualizzazione, in tutti i modi in cui Photoshop lo consente: dallo strumento Zoom alle svariate scorciatoie da tastiera, fino alle diverse caselle parametriche presenti nell’area di lavoro dove poter inserire i valori dell’ingrandimento voluto;
  • Riducete fisicamente l’immagine interpolandola, passando cioè dalla finestra di dialogo accessibile dal menu Immagine (Image) e selezionando l'opzione Dimensione immagine... (Image Size...).


Figura 5: con lo strumento Mano (Hand Tool) si può spostare la visualizzazione del documento all’interno del dispositivo di visualizzazione

E per la stampa?

Finalmente a questo punto, e solamente a questo punto, entra in gioco la famosa risoluzione di cui parlano tutti, ossia dobbiamo decidere quanti pixel vogliamo mettere in un pollice lineare (quindi non si parla di un’area quadrata, ma di pixel da mettere sul lato di un quadrato).
Se i pixel in un pollice sono pochi, per esempio 50, l’immagine stampata risulterà sgranata o, per dirla in modo più corretto, avrà i dettagli poco definiti con i consueti contorni seghettati.
Non potrebbe essere altrimenti data la dimensione che si trovano ad avere i pixel, e per verificarlo possiamo fare due semplici conti: dividiamo un pollice (2,54 cm) per il numero dei pixel appena proposto, quindi 50. Il risultato è 0,127 cm, quindi 1,27 mm.
I pixel in questo esempio sono dei tasselli di oltre un millimetro di lato; è inevitabile che la griglia di tasselli risulti visibile (per inciso, griglia in inglese si dice anche raster, da cui il termine rasterizzare per la conversione in pixel di un qualche dato vettoriale).
Cambiamo prospettiva e utilizziamo un valore tanto caro agli stampatori e agli spartani: 300. Se stampiamo a una risoluzione di 300 ppi vuol dire che in un pollice faremo stare 300 pixel, da cui si ricava una dimensione di ciascun pixel di 0,08 mm, un valore che restituisce dettagli molto definiti. Tuttavia, se la nostra immagine di partenza è di 3 Megapixel non possiamo aspettarci stampe di grandi dimensioni: i valori di dimensione e risoluzione sono inversamente proporzionali, ovvero all’aumentare dell’una l’altra si riduce, e viceversa.
Lo possiamo verificare pensando a cosa succede dividendo il lato da 1500 pixel in moduli (pollici) da 50 pixel e da 300 pixel ciascuno: nel primo caso avremo pixel a sufficienza per coprire 30 pollici (poco più di 75 cm) con una definizione di stampa decisamente bassa, mentre nel secondo caso potremo coprire soltanto 5 pollici (12,7 cm) ma con una definizione eccellente (ed eccessiva).


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