Iniziamo le operazioni di restauro bianconero
Per rendere immediatamente spendibile la spiegazione di come si opera il restauro di una fotografia bianconero, ho scelto di descrivere passo dopo passo il ritocco di un’immagine dei miei bisnonni, realizzata agli inizi del 1900, nella quale sono presenti molte delle problematiche che ci si trova ad affrontare in un restauro fotografico.
Si tratta di un’immagine realizzata dallo studio fotografico “Armoni – Raffaelli”, il più importante studio fotografico di Orvieto di quegli anni. Ciò andava detto non tanto per il valore storico, quanto per la genesi di questa immagine che, nonostante sia stata grandemente maltrattata nel tempo, è giunta leggibile; questo si deve soprattutto al fatto che lo studio fotografico che l’ha realizzata seguiva certamente un procedimento professionale, molto corretto e preciso (sviluppo, stampa, viraggio seppia e un ottimo lavaggio delle stampe) assimilabile alla fine art di oggi. È da rilevare come le stampe di maggior pregio venissero stampate su carta fotografica e poi montate su cartoncino, molto spesso e rigido. Ciò, oltre a migliorare la presentazione, conferiva alla fotografia maggiore resistenza ad accidentali piegamenti. Per contro, non sempre venivano usati collanti idonei compatibili chimicamente con l’emulsione fotografica.
Esame preliminare
La fotografia, originariamente incollata su un cartoncino dello spessore di circa 2 mm in cui appare la firma dello studio fotografico che l’ha realizzata, era praticamente scollata dal supporto. Da un esame attento, effettuato con una lente d’ingrandimento da 8×, la struttura dell’immagine da restaurare, visibile in figura 1, presentava molti attacchi di muffe e batteri, denunciando, con più di 100 anni di vita, sbalzi termici e di umidità che rappresentano le minacce più pericolose per la stabilità di un’immagine fotografica. Ad aggravare la situazione si aggiunge il degradamento generale causato da fattori meccanici, fisici e chimici: abrasioni, torsioni, strappi del supporto e macchie diffuse di polvere e grasso.

Figura 1: la fotografia originale
Nella figura 2 sono state evidenziate le zone dell’immagine che hanno necessitato di un restauro.
In particolare: in rosso sono indicate le parti mancanti che devono essere ricostruite, in verde gli attacchi di muffe e batteri che hanno danneggiato ulteriormente alcune zone dell’immagine e in giallo le zone in cui sostano vistose chiazze di grasso e sporco, che hanno causato macchie allargate sull’emulsione.
Come possiamo immaginare, restaurare una fotografia con simili problemi è chiaramente una sfida da raccogliere con un certo impegno di tempo.

Figura 2: le diverse problematiche della fotografia
Scansione dell’immagine
La fotografia, di un formato di circa 13 × 18 cm, è stata acquisita, nello stato in cui si trovava, in toni di grigio con uno scanner piano Agfa alla risoluzione di 1200 dpi e salvata in formato TIFF. Il risultato ha prodotto un file di generose dimensioni, circa 43 MB, con cui operare ogni tipo di restauro.
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