Restauro digitale
Imparare a conoscere gli elementi coinvolti nel restauro digitale rappresenta un passo importante, specialmente per chi soffre di idiosincrasia da PC. Si tratta di una sfida tra la passione fotografica e il voler ottenere il risultato agognato. Difficile? Certamente! Ma riuscire a realizzate un progetto conservativo vi lascerà, oltre a una grande soddisfazione, un’utile esperienza.
Operare il restauro di un’immagine fotografica analogica è di grande valore didattico. In questo articolo viene preso in considerazione il restauro digitale di immagini che presentano vari problemi operativi, la cui soluzione è di aiuto per acquisire importanti potenzialità del software di base.
Perché restaurare fotografie e negativi bianconero
Le fotografie contengono i nostri ricordi, le nostre emozioni… la nostra storia.
Mi riferisco a quelle fotografie bianconero dimenticate in qualche scatola di cartone, spesso ignorate. Siano vecchie, rotte o ingiallite, affinché giungano ai posteri abbiamo il dovere di preservarle nel migliore dei modi. Per questo scopo possiamo trovarci ad affrontare il problema di come operare un restauro fotografico digitale.
Per operare nel modo migliore, è opportuno conoscere le cause che provocano l’alterazione chimico-fisica di una fotografia analogica. Qualsiasi operazione errata o frettolosa si paga in termini di stabilità nel tempo di negativi e stampe.
I motivi che mettono in pericolo la stabilità di un’immagine fotografica sono diversi, ma anche diversificati a seconda che essa sia realizzata in bianconero, colore, con stampa analogica oppure da digitale con una stampante inkjet.
Negativo e positivo bianconero
- Preparazione non accurata dei bagni chimici con prodotti scaduti.
- Preparazione non corretta delle soluzioni di sviluppo e fissaggio.
- Utilizzo di acqua ricca di impurità.
- Tempo di fissaggio insufficiente o uso di fissaggio esaurito.
- Lavaggio insufficiente, con acqua potabile troppo ricca di cloro.
- Non aver effettuato il bagno di eliminazione dell’iposolfito prima del lavaggio.
- Non aver effettuato alcun tipo di viraggio ai metalli nobili.
- Conservazione errata del materiale trattato.
- Presenza nell’ambiente di eccessiva umidità, illuminazione, temperatura.
- Conservazione di foto e negativi in contenitori di cartone, cuoio e legno trattato.
Stampe e diapositive colore
Il trattamento viene effettuato da laboratori esterni, non sempre secondo standard professionali. In questo caso i problemi sono analoghi a quelli per il bianconero, ma ancora più complicati, perché se da un lato gli errori di processo non sono a noi imputabili, dall’altro non è possibile rendersi conto della qualità del lavoro eseguito, se non dopo parecchi anni dalla sua consegna. Infatti, non possiamo appurare immediatamente se sono stati impiegati prodotti chimici originali nella giusta concentrazione oppure rivelatori più economici, compatibili o peggio scaduti e se tutte le fasi dello sviluppo, non ultimo il lavaggio, sia stato effettuato efficacemente. In questo campo, vero Far West, esistono troppi vizi occulti, che soltanto lo scorrere del tempo è capace di mettere in evidenza. Per questo motivo, chi usa pellicola colore e/o diapositiva e desidera una perfetta conservazione del materiale trattato deve rivolgersi esclusivamente a laboratori professionali seri, che garantiscono un trattamento fine art del materiale sensibile affidato.
Digitale o digitalizzato stampato con inkjet contro stampe all’argento
Case come Epson, HP, Canon e altre, promettono stabilità centenarie dei colori a pigmenti, ma sfido chiunque rimanga deluso a far loro causa fra cento anni.
Le immagini bianconero analogiche, essendo costituite da argento metallico, hanno una qualità imbattibile, nonostante la stampa digitale abbia fatto enormi progressi. Dal punto di vista della durata delle immagini, le classiche carte all’alogenuro d’argento, se trattate secondo i sacri canoni della fine art, assicurano una durata più che centenaria delle stampe, specie se queste sono state stabilizzate mediante opportuni viraggi ai metalli nobili. Tuttavia, il divario qualitativo tra i due sistemi si sta riducendo e ciò significa che la stampa da digitale con inkjet ha raggiunto livelli qualitativi eccezionali dal punto di vista della separazione tonale e della risoluzione, mentre la versatilità è decisamente a favore della stampa da digitale.
Il restauro chimico dell’immagine fotografica bianconero
È corretto interrogarsi sulla convenienza di effettuare un restauro chimico pre-scansione, nel tentativo di migliorare l’originale. In via teorica, questa prassi ha un valido motivo per essere sostenuta, che va oltre la conservazione storica di una fotografia: facilitare il successivo lavoro di ritocco sul file frutto della scansione.
Ciononostante, le metodiche chimiche che sono necessarie per la conservazione dell’originale presentano notevoli difficoltà operative e necessitano di molta esperienza (basti pensare alla causa principale della degradazione, rappresentata da funghi, batteri e ossidazione chimica). Quindi sconsiglio il “fai da te” e qualsiasi formuletta magica, perché se non operiamo con professionalità rischiamo di danneggiare irreparabilmente l’immagine. La cosa migliore da fare è di eseguire un’immediata scansione dell’immagine (negativo o stampa) da restaurare, nello stato in cui si trova e interrompere la degradazione delle immagini analogiche con una conservazione adeguata, riservando agli esperti del settore eventuali trattamenti chimici di recupero.
Le operazioni pre-restauro
PC e scanner sono l’hardware necessario, mentre ancora una volta Adobe Photoshop, assieme ad altri programmi analoghi, rappresenta il software che permetterà il restauro delle immagini.
La scelta del tipo di scanner è in funzione della tipologia di supporto da acquisire, tenuto conto che il tipo ideale per la scansione di negativi in formato dal 24 × 36 mm al 6 × 7 cm rimane il tipo dedicato.
Lo scanner piano è utile invece per il trasferimento in digitale di stampe, negativi di medio-grande formato e materiale fotografico antico, spesso rappresentato da lastre di vetro (anche rotte, ferrotipi o pellicole di formati piuttosto grandi.
Le regole operative per iniziare un efficace restauro fotografico
Prima di procedere con la tecnica di restauro è necessario razionalizzare le risorse disponibili e programmare gli interventi necessari con un esame accurato del soggetto da restaurare.
Vediamo di seguito quale approccio dare alle operazioni che condurranno al risultato finale.
Pulizia della superficie dell’immagine prima della scansione
Non dobbiamo sottovalutare questa fase, perché la presenza di polvere e quant’altro sull’originale significa ritrovare gli stessi difetti nell’immagine acquisita e quindi dover successivamente impiegare molto più tempo per il ritocco. Ciononostante, per non provocare ulteriori danni, consiglio di lavorare cautamente e di non accanirsi troppo nel voler asportare a tutti i costi lo sporco persistente eventualmente incollato all’emulsione.
Pulizia della superficie dell’immagine durante la scansione
Molti scanner per negativi, ma anche per positivi, offrono la tecnologia Digital ICE, ossia la capacità di eliminare durante la scansione qualsiasi difetto superficiale come polvere, graffi e segni di ogni genere. Tuttavia, con le pellicole tradizionali bianconero non cromogene il Digital ICE (Image Correction & Enhancement) non agisce, essendo pensato soltanto per le pellicole a colori e diapositive non Kodachrome.
Lo scanner EPSON Perfection 4870 Photo rappresenta un’ottima soluzione: offre una risoluzione ottica di 4800 x 9600 e adotta due tecnologie, Digital ICE e Differential Shadowing, che permettono in un unico strumento automatico, la rimozione delle imperfezioni sia da negativi e diapositive, sia da fotografie stampate. In realtà l’efficacia di questa tipologia di scanner va valutata caso per caso, in quanto la resa finale non si adatta a ogni situazione.
I problemi delle fotografie antiche
Per le lastre, i negativi e le fotografie dalla fine dell’800 al 1950 circa, i problemi che si riscontrano possono essere seri e molto dipende dal trattamento chimico subito e dalle condizioni di conservazione. I principali difetti che si riscontrano sono i seguenti:
- Lastre di vetro incollate alle buste.
- Tracce di sporco, carta e adesivi.
- Negativi, lastre o positivi lacerati.
- Emulsione compromessa da muffe.
- Emulsione abrasa o mancante.
- Immagine sbiadita o sparita.
- Graffi e abrasioni gravi.
- Mancanza di parti della fotografia.
- Piegature.
- Segni di ogni genere.
Ogni ritocco o restauro è specifico, ma è fondamentale lavorare secondo una strategia. Quindi consiglio di non farsi prendere dalla fretta, ma di agire secondo le seguenti cinque regole, che aiuteranno a razionalizzare il flusso di lavoro:
- Analizzare l’originale con un lentino di almeno 8X. Questo esame fornisce utili indicazioni sullo stato morfologico dell’immagine e prepara a capire di che tipo e portata saranno i restauri. Potremo appurare la presenza di polvere, muffa e valutare la strategia da seguire per la riparazione, che potrebbe comprendere la ricostruzione digitale di parti mancanti dell’immagine.
- Effettuare la valutazione tonale dell’immagine. In questa fase, se si tratta di un’immagine a colori deteriorata, dobbiamo decidere se operare un restauro cromatico che ridoni i colori originali (opera che esula da questa trattazione) oppure sacrificare il cromatismo e tradurre la foto in bianconero.
- Eseguire una scansione dell’originale qualunque sia il supporto da restaurare (negativo, positivo bianconero, colore e diapositiva) alla massima risoluzione possibile, per garantirci di non perdere alcun particolare importante, compresa la texture della carta, se si tratta di un positivo. Il file acquisito dovrà essere salvato in formato TIFF e nella modalità colore CMYK, anche se si tratta di un originale bianconero. Questa accortezza ci garantirà ampi interventi correttivi anche sulla profondità delle ombre.
- Effettuare sempre una copia identica del file originale (salvandola con un altro nome) su cui opereremo il restauro digitale. Il questo modo l’originale rimarrà sempre la fonte primaria.
- Tarare il monitor. Per un efficace restauro, prima di cimentarsi in qualsiasi elaborazione è necessario tarare il monitor, affinché si abbia corrispondenza con ciò che apparirà sulla stampa.
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