Livelli del primo tipo: lo Sfondo
Un’immagine JPG scaricata da Internet, una fotografia digitale catturata dalla fotocamera e un documento acquisito da scanner hanno sempre almeno un elemento in comune: un unico livello definito Sfondo. Questo livello ha caratteristiche che lo rendono unico, nel vero senso della parola, dato che non ce ne può mai essere più di uno per documento e, d’altra parte, non se ne sentirebbe la necessità. Lo Sfondo non ammette trasparenze, quindi non accetta maschere, non gli si può cambiare il valore di opacità (sempre al 100%) e lo strumento Gomma farà comparire il colore di sfondo, senza eliminare i pixel, mostrando la tradizionale griglia quadrettata di trasparenza. Lo Sfondo è l’equivalente di un foglio di carta (inizialmente bianco per lo più), e non può essere spostato con l’apposito strumento Sposta.

Figura 1: un’immagine composta dal solo livello Sfondo è molto comune; è la situazione standard di un’immagine finita
Livelli del secondo tipo
I livelli a cui tutti tradizionalmente si riferiscono sono i livelli propriamente detti, cioè quelli che si creano scegliendo Livello > Nuovo > Livello oppure cliccando sull’apposito pulsante in basso nella palette Livelli. Questi sono certamente i più versatili. Al momento in cui vengono creati sono perfettamente trasparenti e non hanno alcun tipo di vincolo: possiamo riempirli di colore, disegnarci sopra con i pennelli, spostarli a piacere ecc. A loro volta, poi, esattamente come tutti gli altri livelli che vedremo in seguito, possono essere vincolati utilizzando i quattro pulsanti di blocco nella palette dei livelli, che limitano rispettivamente: i pixel trasparenti, la pittura, lo spostamento, tutto (cioè pittura + spostamento).

Figura 2: facendo doppio clic sul livello Sfondo lo possiamo trasformare in livello standard
Livelli del terzo tipo: i livelli di riempimento
Con questa terza categoria si entra nell’ambito dei livelli con indicazioni “procedurali”, cioè con istruzioni che ne condizionano il comportamento piuttosto che con dati reali al loro interno. Potete ottenere riempimenti tinta unita, sfumatura e pattern, che nascono direttamente con una maschera di livello (vuota in condizioni standard). Per fare questo cliccate sull’icona in basso nella palette dei livelli, contrassegnata da un cerchio mezzo bianco e mezzo nero, e scegliete quindi una delle tre voci in alto. La proceduralità di cui ho parlato nella definizione di questo tipo di livelli si concretizza nel fatto che la nostra immagine, a prescindere dalle dimensioni, viene completamente riempita dall’indicazione di colore, per esempio un rosso, perché l’indicazione è “riempi tutta l’area di rosso”.
La differenza con un livello realmente riempito attraverso il comando Modifica > Riempi > … è, per esempio, che in caso di ingrandimento dell’area di lavoro tramite il comando Quadro > Dimensione quadro, il livello di riempimento continuerà a estendere la sua azione riempitiva su tutta l’area disponibile, mentre il livello che è stato riempito tramite il comando Riempi conserverà tutt’al più i pixel che erano stati colorati inizialmente, mostrando poi delle aree scoperte dove il documento è stato ingrandito. L’unico modo per dare dei limiti diversi ai livelli procedurali (vale anche per la categoria seguente) è utilizzare le maschere di livello, oppure le maschere vettoriali.

Figura 3: i livelli di riempimento sono i primi della lista; ciascuno apre una diversa finestra di dialogo
Livelli del quarto tipo: i livelli di regolazione
Questi livelli sono procedurali esattamente come quelli della categoria precedente, con la sola differenza che, invece di colori o texture, applicano regolazioni, proprio come si farebbe dal classico menu Immagine > Regolazioni> ….
All’interno del menu a tendina che compare nella palette Livelli, visibile in figura 4, quando si preme il pulsante con il cerchio bianco e nero sussistono in realtà più suddivisioni, ma di fatto sono sempre riconducibili alla categoria delle regolazioni.

Figura 4: l’elenco dei livelli di regolazione è lungo quasi quanto quello presente in Immagine > Regolazioni
Livelli del quinto tipo: gli oggetti avanzati (smart object)
Introdotti per la prima volta in Photoshop CS2 e potenziati notevolmente in CS3, gli oggetti avanzati sono una risorsa utilissima in molteplici campi applicativi: da quello grafico a quello progettuale classico, da quello medico all’editing video… Un oggetto avanzato è un livello che può contenere dati multipli raster o vettoriali; per esempio, gli stessi file di Photoshop o di Illustrator possono diventare oggetti avanzati. Gli oggetti avanzati conservano tutte le caratteristiche originali del contenuto sorgente e, se necessario, al momento della modifica richiamano l’applicazione che li ha creati (per esempio Illustrator oppure Camera RAW). Potete pensare a un oggetto avanzato come a un insieme di dati confezionanti in un pacchetto, per esempio un logo disegnato in Illustrator che viene importato con tutti i suoi vantaggi vettoriali dentro un file di Photoshop. Un altro esempio potrebbero essere una decina di livelli di un file PSD convertiti assieme (quindi con selezione multipla) in oggetto avanzato: al momento della modifica di questo pacchetto si aprirebbe un secondo file PSD dove poter lavorare agevolmente solo su questi 10 livelli. Gli oggetti avanzati sono indispensabili per utilizzare una delle numerose novità di Photoshop CS3, i filtri non distruttivi, ovvero quei filtri che possono essere applicati in maniera procedurale (sotto forma di indicazioni) senza modificare definitivamente i pixel di un livello. Un esempio dell'uso di questi filtri lo abbiamo visto nell'articolo "Trasformarsi in zombie con Photoshop CS3".

Figura 5: Dal menu contestuale del livello che si vuole convertire (tasto destro o Ctrl+clic su Mac) si passa a un oggetto avanzato
Livello del sesto tipo: i livelli video
Presenti solo nella versione Extended di Photoshop CS3, i livelli video consentono di importare veri e propri filmati e di gestire una semplice linea temporale (semplice rispetto a software come After Effects, dove le potenzialità di editing video, naturalmente, sono di un altro pianeta).
Al di là dei limitati interventi di montaggio e rendering video, è una funzione che si sposa molto bene anche con la grafica cartacea tradizionale, dato che con l’avvento dell’HD (alta definizione) è ora possibile sfruttare i fotogrammi dei filmati con limitazioni di qualità molto minori rispetto alle risoluzioni standard tradizionali (attenzione, però, a non violare i diritti d’autore).

Figura 6: un livello video creatosi automaticamente all’apertura di un filmato .MOV e la relativa linea temporale, l’icona è inconfondibile
Livello del settimo tipo: i livelli 3D
Anche i livelli 3D sono disponibili solo nella versione Extended di Photoshop CS3. Essi permettono di importare alcuni file tridimensionali (.u3d, .3ds, .obj, .kmz e .dae) per agevolare le operazioni di compositing e di fotomontaggio. Utilizzando il Fuoco prospettico, inoltre, si può generare un livello 3D a partire dai piani tridimensionali virtuali creati con l’apposito filtro, e di conseguenza muoverlo come un vero e proprio oggetto nel vostro documento. Se il file 3D contiene texture, queste vengono visualizzate nella palette Livelli come “sotto-livelli” del livello 3D, e possono essere modificate come qualsiasi oggetto avanzato (per esempio, con un doppio clic sulla miniatura nella palette Livelli).

Figura 7; i livelli 3D possono essere per certi versi manipolati direttamente in Photoshop; se sono state attribuite delle texture, diventa possibile anche modificarle singolarmente
Livelli dell’ottavo tipo: i gruppi
I gruppi non sono veri e propri livelli, ma dal momento che compaiono comunque nella stessa palette, contengono altri livelli, possono essere contenuti a loro volta in altri gruppi e godono di molte proprietà dei livelli, ho deciso di inserirli ugualmente in questo elenco. Sono estremamente utili per tenere in ordine il proprio documento, ma vale la pena di considerarli anche per mascherature multiple e per operazioni di mascheratura avanzata (gestibili dalle opzioni di fusione avanzata in Livello > Stile livello).

Figura 8: nella palette Livelli si possono raggruppare in cartelle (o set) i livelli conti gui, colorandoli per un’identificazione più immediata
Le gerarchie
Considerando i livelli come fogli trasparenti su cui colorare o inserire le immagini da altri documenti, viene spontaneo immaginarli come fascicoli in cui possiamo agevolmente spostare i fogli dove più ci aggrada. In effetti sembra di avere inventato l’acqua calda, ma per un argomento che tratteremo tra poco (i metodi di fusione) è oltremodo indispensabile scegliere l’ordine di sovrapposizione giusto se volete ottenere l’effetto desiderato.
L’opacità
Similmente alla medesima caratteristica che si ritrova in tutti gli strumenti di pittura (pennelli, secchiello, timbro ecc.) questo valore serve per variare la consistenza dei pixel di un determinato livello. Anche il parametro Riempimento in assenza di effetti di livello si comporta allo stesso modo. Variare l’opacità è il primo passo verso gli effetti di trasparenza senza usare le maschere di livello, e combinato con la prossima caratteristica è l’arma da fotomontaggio che offre il miglior compromesso tra qualità e tempo impiegato.

Figura 9: modificando i valori di opacità il livello può diventare trasparente o tornare completamente coprente rispetto a ciò che sta sotto
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