Il metodo Colore RGB
Abbiamo già visto che RGB è l’acronimo inglese dei tre colori primari rosso, verde e blu, ognuno dei quali può passare tra 256 livelli di intensità, chiamati anche valori di luminosità. Il metodo RGB è anche chiamato modello primario additivo, in quanto ogni colore diventa tanto più luminoso quanto più gli vengono aggiunti maggiori livelli di luce rossa, verde e blu. Questo è il motivo per cui il modello RGB rappresenta il modello di colore della luce.
Le luci rossa, verde e blu sono dette primarie perché dalle loro varie combinazioni ed esclusioni potete ottenere i colori più diversi.
Dalla combinazione piena di rosso e verde, e in completa assenza di blu, si ottiene il giallo; ma con un po’ di rosso in meno si ottiene un verde pallido, e con un po’ di verde in meno si ottiene l’arancione. Combinando il verde e il blu pieni, e in completa assenza di rosso, si ottiene il colore ciano; il diverso dosaggio di questi due colori permette di ottenere fino a 65.000 colori della gamme celeste, turchese, giada e verde mare. Combinando il blu e il rosso pieni,e in assoluta mancanza di verde, si ottiene il magenta; togliendo qui un po’ di blu si ottiene il rosa, ed eliminando un po’
di rosso si ottiene il viola. Combinando tutti e tre i colori rosso, verde e blu pieni si ottiene il bianco, che è il colore più luminoso. All’inverso, una presenza sempre più minima di rosso, verde e blu fa sì che un colore tenda all’assenza di luce, al nero.
Permettendo di accedere all’intera gamma a 24 bit di colori presente sullo schermo, il metodo di colore RGB è ideale per modificare le immagini sullo schermo. Come potete notare dalla tabella 1, dopo il metodo Scala di grigio, con il metodo RGB è possibile salvare un’immagine con il maggior numero di formati di file supportati da Photoshop.
Le cose vanno diversamente per quanto riguarda i colori a stampa, perché il metodo di colore RGB dà accesso a una gamma di colori più ampia di quella disponibile per i colori stampabili. Se quindi state lavorando a un’immagine finalizzata alla stampa a colori, il risultato su carta vi mostrerà che l’immagine ha perso molti dei colori più luminosi e intensi.
Tabella 1: formati che supportano i file per i metodi di colore di Photoshop
| |
Bitmap |
Scala
di grigio |
Due tonalità |
Indicizzate |
RGB |
CMYK |
Lab |
| Photoshop |
Si |
Si |
Si |
Si |
Si |
Si |
Si |
| BMP |
Si |
Si |
No |
Si |
Si |
No |
No |
| DCS 1.0 |
No |
No |
No |
No |
No |
Si |
No |
| DCS 2.0 |
Si |
Si |
Si* |
No |
No |
Si |
No |
| EPS |
Si |
Si |
Si |
Si |
Si |
Si |
Si |
| GIF |
Si |
Si |
No |
No |
No |
No |
No |
| JPEG |
No |
Si |
No |
No |
Si |
Si |
No |
| PCX |
Si |
Si |
No |
Si |
Si |
No |
No |
| PDF |
Si |
Si |
No |
Si |
Si |
Si |
Si |
| PICT |
Si |
Si |
No |
Si |
Si |
No |
No |
| PNG |
Si** |
Si |
No |
Si |
Si |
No |
No |
| Scitex CT |
No |
Si |
No |
No |
Si |
Si |
No |
| TIFF |
Si |
Si |
No |
Si |
Si |
Si |
Si |
Legenda. * È possibile salvare un’immagine a due tonalità nel formato DCS 2.0 solo se prima avete convertito l’immagine nel metodo multicanale. ** Il formato PNG supporta il metodo Bitmap solo su Mac OS.
Il metodo Colore CMYK
Come funziona la percezione dei colori dei nostri occhi? La luce solare contiene tutta la gamma dei colori visibili in natura. Quando essa incontra un oggetto, questo sottrae, assorbendola, una parte della gamma dei colori della luce solare e riflettendone il resto. La parte riflessa è costituita dai colori dell’oggetto che noi vediamo. Ciò significa che in natura noi percepiamo i colori in base a un modello di colore sottrattivo. Anche i colori di un’immagine su un foglio di carta funzionano allo stesso modo, sia quelli puri sia quelli combinati fra di loro.
I colori primari sottrattivi CMYK
I colori primari sottrattivi utilizzati dalle stampanti sono il ciano, il magenta e il giallo, e sono assai chiari. Il ciano sottrae la luce rossa, il magenta sottrae la luce verde e il giallo sottrae la luce blu. Miscelare fra loro questi tre colori, anche a intensità piena, non garantisce che la creazione di un marrone opaco. Bisogna aggiungere il nero per rendere più intensi i colori scuri.
Le varie combinazioni ed esclusioni dei colori del modello CMYK hanno effetti in qualche modo opposti a quel che accade nel modello RGB, più alcune altre differenze dovute al fatto che essi non sono puri come i colori primari del modello additivo. Combinando i colori pieni ciano e magenta, e in completa assenza di giallo, si ottiene un blu intenso con una punta di violetto.
Sottraendo un po’ di ciano si arriva al color porpora, mentre sottraendo un po’ di magenta avrete un blu piatto medio. Combinando magenta e giallo pieni, e in completa assenza di ciano, si ottiene un rosso brillante, mentre con un po’ di magenta in meno si arriva a un arancione intenso, e con un po’ di giallo in meno si ottiene il rosa. Combinando il giallo e il ciano pieni, e in completa assenza di magenta, avrete un verde intenso con una punta di blu, mentre con un po’ di giallo in meno avrete un verde bluastro, e con un po’ di ciano in meno si ottiene un verde pallido. Combinando tutti e tre insieme ciano, magenta e giallo pieni, abbiamo già visto che si ottiene un marrone opaco e l’aggiunta di nero a qualsiasi altro colore lo scurisce.
Visualizzare un’anteprima dello spazio colorimetrico CMYK
Se avete modificato la vostra immagine in RGB, prima di stamparla è utile vedere una sorta di prova di stampa, vale a dire visualizzare come sarà all’incirca il suo aspetto una volta convertita in CMYK e stampata.
Per prima cosa selezionate Imposta prova dal menu Visualizza e scegliete l’opzione con cui volete eseguire l’anteprima. L’immagine può infatti essere visualizzata in anteprima con il corrente spazio CMYK di lavoro, o con Personale, per indicare un particolare output di stampa, oppure ancora per vedere in anteprima le lastre di ciano, magenta, giallo e nero e altre opzioni ancora. A questo punto siete pronti per visualizzare i colori nello spazio colore CMYK selezionando Prova colori dal menu Visualizza.
Il metodo Colore Lab
Lo spazio colorimetrico Lab di Photoshop presenta tutti i colori RGB e CMYK. Sviluppato dalla Commission Internationale d’Eclairage (CIE), esso colma alcune delle lacune dei modelli RGB e CMYK.
Il metodo Colore Lab presenta tre canali di colore: uno per la luminosità, dove il bianco indica il colore alla massima intensità, e i due restanti, denominati canale a e canale b, per gli intervalli di colore. La luminosità, o “brillanza” del primo canale si riferisce alla quantità di luce. Nel canale a si trovano i colori dal verde cupo (bassa brillanza) al grigio (media brillanza), al rosa vivo (alta brillanza). Nel canale b invece si trovano i colori dal blu intenso (bassa brillanza) al grigio, al giallo bruciato (alta brillanza). Questi colori, analogamente al metodo RGB, vengono miscelati per produrne altri e i valori di brillanza del primo canale hanno lo scopo di scurire i colori.
Con il metodo Lab potete modificare qualsiasi immagine, altrettanto velocemente che con il metodo RGB e più rapidamente che con il metodo CMYK. Se dovete stampare un’immagine con separazioni dei colori, il metodo Lab presenta il vantaggio rispetto al metodo RGB di non alterare i colori quando l’immagine viene convertita.
Il metodo Scala di colore
Selezionando Immagine > Metodo > Scala di colore, viene visualizzata la finestra di dialogo Scala di colore, mostrata dalla figura 5. Questa finestra vi permette di conservare solo i colori essenziali di un’immagine, cosa di grande importanza se desiderate salvare un’immagine GIF o comunque immagini destinate al Web. In seguito Photoshop creerà una tavola chiamata LUT (Look-Up Table) in cui sono descritti i colori rimasti.Vediamo ora le opzioni proposte dalla finestra di dialogo.

Figura 5: le opzioni della finestra di dialogo Scala di colore
- Palette: questo elenco a discesa serve per indicare al programma il metodo di calcolo dei colori della tavola LUT. L’opzione preimpostata è Esatta, e nel caso la vostra immagine contenga già meno di 256 colori, premete Invio e il programma farà il resto. L’opzione Web fa sì che la vostra immagine conservi i 216 colori sicuri per il Web. L’opzione Locale (adattata) mantiene i colori più comuni, Locale (percettiva) è più flessibile e campiona i colori più adatti per transizioni migliori, mentre Locale (selettiva) riesce a mantenere i colori chiave, compresi quelli sicuri per il Web.Tutte e tre queste opzioni Locale sono presenti anche nella variante Composita: mentre le prime agiscono sui colori dell’immagine corrente, quelle della seconda agiscono su tutte le immagini che avete aperto per uniformarle. L’esperienza dice di utilizzare Locale (percettiva) nel caso di immagini dove i cambiamenti graduali sono prevalenti sui valori di colore, Locale (selettiva) nel caso di un’immagine con colori luminosi o contrasti bruschi, e Locale (adattiva) nel caso di un’immagine con pochi colori da conservare il più fedelmente possibile.
- Colori: in questa casella di testo dovete immettere il numero di colori da conservare. Naturalmente, più i file sono piccoli, meno numerosi possono essere i colori. Per le immagini GIF è buona cosa iniziare con 64 colori, per poi eventualmente diminuire se la qualità dell’immagine è buona.
- Forzato: questo elenco a discesa fa sì che i colori importanti non cambino. Così l’opzione Bianco e nero blocca il bianco e nero; l’opzione Primari protegge i colori bianco, rosso, verde, blu, ciano, magenta, giallo e nero; Web blocca i 216 colori del pannello sicuri per il Web. Selezionando invece l’opzione Personale potrete scegliere voi stessi i colori da proteggere.
- Trasparenza: selezionando questa casella potete mantenere l’eventuale fondo trasparente su cui poggia un’immagine.
- Alone: questo elenco a discesa opera di concerto con l’opzione Trasparenza. Nel caso un’immagine non abbia un fondo trasparente, Alone non è disponibile. Con la casella Trasparenza attiva, i pixel traslucidi nell’immagine vengono riempiti da uno specifico colore Alone, mentre con Trasparenza disattivata, invece, il colore Alone invade tutte le aree traslucide e trasparenti.
- Dithering: le opzioni di questo elenco a discesa controllano il modo in cui Photoshop imita i colori rimossi da un’immagine. L’opzione Nessuno, consigliabile, attua una mappatura pixel per pixel di ciascun colore dell’immagine in base all’equivalente più prossimo nella tavola LUT. L’opzione Diffusione opera un dithering casuale alla ricerca di un effetto naturale. L’opzione Pattern opera un dithering dei colori secondo un ordine geometrico con risultati proprio brutti. L’opzione Disturbo infine opera mescolando i pixel ovunque nell’immagine.
- Fattore: se nell’elenco a discesa Dithering avete selezionato Diffusione, con questa casella di testo potete modificare il livello di dithering. Tenete conto che tanto più i valori sono bassi, tanto più le transizioni di colore saranno brusche, diminuendo però le dimensioni del file. Verificate gli effetti prodotti osservando i risultati nella finestra d’immagine.
- Mantieni colori esatti: questa casella è disponibile solo se nell’elenco a discesa Dithering avete selezionato l’opzione Diffusione. Attivando questa casella il dithering opererà unicamente sulle aree di colore non corrispondenti ai colori scelti. Senza dithering si ottengono sicuramente immagini migliori, tuttavia se decidete di applicarlo attivate questa casella.
Fate attenzione perché Photoshop non permette di applicare il comando Scala di colore alle immagini Lab e CMYK; inoltre anche se è possibile applicare Scala di colore a un’immagine in scala di grigio, non è possibile alcun controllo sul processo, nemmeno ridurre l’immagine a meno di 256 colori. Volendo applicare una scala di colore a un’immagine Lab o CMYK oppure elaborare un’immagine in scala di grigio, dovrete convertire l’immagine in modalità RGB e solo poi applicare Scala di colore.
Dovete infine sapere che, dopo aver applicato a un’immagine la scala di colore, non riuscirete più a modificarla come desiderate. L’unica cosa da fare è convertire l’immagine con il metodo Colore RGB, modificarla, e solo dopo ritornate al metodo Scala di colore.
Il metodo Scala di grigio
Il metodo Scala di grigio è largamente utilizzato, in quanto evita tutti i problemi relativi ai colori e abbatte i costi di stampa. Convertendo un’immagine a colori in scala di grigio, Photoshop calibra i valori di ciascun canale di colore affinché si mantenga l’apparente luminosità globale dell’immagine. Convertendo per esempio in scala di grigio un’immagine RGB, calcolando i valori scuri il programma conferirà maggiore importanza al rosso che
al blu, proprio perché, anche se non è così evidente, l’aspetto del rosso è più scuro di quello del blu.
Prima di convertire un’immagine in scala di grigio, provate a osservare i singoli canali di colore, soprattutto quelli del rosso e del verde (il canale del blu ha spesso un minor livello di dettaglio) per valutarne l’aspetto. Aprite i canali con il comando Canali del menu Finestra, oppure guardate la vostra immagine premendo i tasti Ctrl+3 (Windows) o Opt+1 (Mac) per visualizzare il canale rosso, Ctrl+4 (per Mac sostituite sempre Ctrl con Opt) per il verde e Ctrl+5 per il blu in RGB, oppure Ctrl+3 per il ciano, Ctrl+4 per il magenta, Ctrl 5 per il giallo e Ctrl+6 per il nero in CMYK; oppure ancora Ctrl+3 per la luminosità, Ctrl+4 per il canale a e Ctrl+5 per il canale b in Lab.
Il metodo 16 bit/canale
Facciamo qualche piccolo esercizio di moltiplicazione. Un’immagine può contenere tanti colori in funzione dell’intensità dei suoi bit. Un pixel di 2 bit può rappresentare uno dei quattro colori, e ogni bit in più raddoppia il numero disponibile di colori per
quel pixel. Una classica immagine RGB ha per esempio 8 bit per canale; i suoi canali sono tre e quindi in totale fanno 24 bit, che in termini di colori fanno 224, ovvero 16,8 milioni di colori.
Ebbene, selezionando Immagine > Metodo > 16 bit /Canale è possibile aumentare l’intensità di bit di un’immagine convertendola a 16 bit, vale a dire a 248, ovvero a circa 281,5 miliardi di colori.
Sembra un’esagerazione, e per molti versi lo è. In primo luogo raddoppiare l’intensità di bit comporta anche il raddoppiare inevitabilmente delle dimensioni del file da memorizzare, avrete a disposizione solo i formati TIFF e PSD, e inoltre molti comandi del menu Filtri non saranno disponibili. C’è tuttavia il notevole vantaggio di poter applicare molte più regolazioni di colori senza danneggiare l’immagine.
Il metodo Bitmap
Il metodo Bitmap fa sì che possiate convertire solo in pixel bianchi e neri un’immagine in scala di grigio, cosa che può rivelarsi appropriata se desiderate avere un completo controllo sulla stampa di questo tipo di immagini. Avrete osservato che le immagini in scala di grigio vengono stampate da molte stampanti sotto forma di una serie di puntini: con il comando Bitmap vi sarà offerta la possibilità di specificare dimensione, forma e angolazione di questi puntini.
Selezionando Immagine > Metodo > Bitmap, appare la finestra di dialogo Bitmap mostrata dalla Figura 6. Osserviamo le opzioni che offre.

Figura 6: la finestra di dialogo Bitmap e le sue opzioni
- Output: qui potete indicare la risoluzione dell’immagine in bianco e nero. È possibile modificare il valore dei pixel sino a farlo corrispondere alla risoluzione della stampante che intendete utilizzare. In linea generale, provate a impostare il valore di Output tra il 200 e il 250% di quello di Input.
- Usa: in questo menu a discesa e possibile selezionare l’opzione 50%, che però non è di grande utilità. Anche l’opzione Dithering pattern non offre affatto una buona prestazione nel suo tentativo di miscelare i pixel in bianco e nero per simulare i toni di grigio. Lo spazio tra i puntini, inoltre, tende a riempirsi, specie stampando con una stampante laser. Selezionando l’opzione Dithering diffusione si ottiene un effetto a mezzetinte, che converte l’immagine in migliaia di pixel sparsi, con il pericolo che si scurisca troppo se stampata con una stampante laser a bassa risoluzione. Selezionando l’opzione Retino mezzetinte e premendo OK, appare la finestra di dialogo Retino mezzetinte, mostrata dalla figura 7, le cui opzioni vi permettono di applicare all’immagine diversi motivi di punti, come mostrano gli esempi della figura 8. Dovete inserire il numero di punti per pollice desiderato nella casella di testo Frequenza e il valore della loro angolazione nella casella di testo Angolo. Quindi selezionate una delle forme da conferire ai punti nell’elenco a discesa Forma.

Figura 7: la finestra di dialogo Retino mezzetinte e le relative opzioni

Figura 8: i quattro esempi mostrano alcune delle forme per i punti selezionabili nell’elenco a discesa Forma della finestra di dialogo Retino mezzetinte
Un’ultima opzione, Pattern personale, vi permette di scegliere un pattern di dithering personale da un pannello che presenta una serie di pattern predefiniti di Photoshop o definibili da parte vostra selezionando il comando Definisci pattern dal menu Modifica. La figura 9 mostra un’immagine cui sono stati applicati due diversi motivi predefiniti. Potete anche aggiungere ulteriori pattern predefiniti selezionando il triangolo rivolto a destra nell’angolo in alto del pannello. Per eliminare invece un
pattern dal pannello, fate clic con il pulsante destro del mouse sulla sua icona e poi selezionate Elimina pattern dal menu.

Figura 9: due esempi applicazione di pattern di mezzetinte personali
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