La fotografia subacquea
L’acqua, oltre che essere uno degli elementi fondamentali alla vita, è un fluido con caratteristiche sensibilmente diverse dal fluido in cui ci troviamo normalmente immersi: l’aria. La sua densità, pari a circa 800 volte quella dell’aria, unita alla presenza di sali disciolti e elementi sospesi, come minuscoli granelli di sabbia, micro organismi e altro, influisce in modo sensibile sul comportamento della luce, elemento base della fotografia.
Queste influenze costringono il fotografo subacqueo a comportamenti molto differenti da quelli che si tengono fotografando sulla terraferma. Una conoscenza di base dei principi fisici che regolano la trasmissione della luce aiuta a comprendere sia i fenomeni ottici che le "contromisure" da adottare fotografando. Se la parola "fisica", intesa come materia di studio, spaventa qualcuno, in realtà ciò che stiamo per vedere non è più complesso di quanto si può normalmente studiare alle scuole medie. Più che alla precisione scientifica si presterà attenzione alla comprensibilità.
Il colore sott’acqua
La luce del sole, che normalmente consideriamo “luce bianca” è l’insieme di una ampia gamma di tonalità. Queste, parlando dei soli colori visibili, vanno dal rosso al violetto nel seguente ordine: rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, blu e violetto.

Figura 1: la figura rappresenta lo spettro cromatico della luce bianca e tutti i colori che lo compongono. In funzione della quantità d’acqua attraversata dalla luce alcuni colori sono “assorbiti”
Fin qui nulla di nuovo rispetto a quanto già si sa fin dalle scuole medie. Quello che invece a noi subacquei interessa sapere è che l’acqua, come molte altre sostanze, assorbe parte della luce che la attraversa. Questo assorbimento non è omogeneo ma avviene in modo differente, in funzione della massa d’acqua attraversata dalla luce, per i vari colori. Il fenomeno è conosciuto, appunto perché avviene in modo “selettivo sui vari colori”, con il termine di “assorbimento selettivo”.
I colori, come è sempre accennato in tutti i manuali dei primi corsi d’immersione, sono pertanto fermati alle varie profondità a partire dal rosso. È questo il primo colore ad essere ostacolato dall’acqua e solitamente sparisce già dopo i primi 5 m. Aumentando la lunghezza del percorso che la luce compie, anche altri colori poi spariscono via via. L’arancione potrà arrivare fino a circa 15 m; il giallo fino ai 30 m e il verde fino anche a 60 m. Da quella profondità in poi, il paesaggio sottomarino sarà solo caratterizzato dal colore blu.
Chi ha già qualche immersione alle spalle ma non si è ancora cimentato con la fotografia può obiettare a quanto affermato fin qui dicendo «Ma io mi ricordo che in quella immersione percepivo tutti i colori senza problemi anche a 20 o 30 m; perché?»

Figura 2: le varie componenti cromatiche della luce sono assorbite dall’acqua a profondità differenti. La componente rossa sparisce già dopo i primi 5 m
L’effetto è presto spiegato: gli strumenti ottici in questione, gli occhi, sono abbinati a un processore grafico di elaborazione dell’immagine; il cervello. È per colpa, o forse per merito, del cervello che abbiamo la sensazione di vedere i colori in modo molto distinto anche sott’acqua avvertendo in modo molto minore della realtà l’effetto dell’assorbimento selettivo. Il cervello, infatti, tende ad adattarsi alla diversa situazione di luce e, per dirla con linguaggio della fotocamera digitale, esegue un bilanciamento del bianco automatico.
Nella fotocamera digitale si vedono spesso i controlli per il “bilanciamento del bianco” ossia per consentire alla fotocamera di interpretare i colori nel modo adeguato eliminando le dominanti cromatiche dovute alla luce che, anziché bianca, può essere colorata.
Per capire meglio cosa succede, immaginiamo di fotografare una persona il cui volto riceve luce riflessa dai muri di una casa. Il colore del viso apparirà di un colore diverso da quello reale proprio perché la luce riflessa assume un colore in funzione del colore della casa. Il bilanciamento del bianco elimina questo spiacevole effetto restituendo dei colori più naturali; cosa questa che non può avvenire utilizzando invece la pellicola. Il vantaggio, rispetto alla fotografia tradizionale, della fotografia digitale consiste appunto nel potere correggere automaticamente i colori e ridare loro un aspetto più simile a quello reale.
A questo punto parrebbe che la fotografia digitale risolva tutti i problemi; in realtà esistono dei limiti oltre i quali non ci si può spingere: la fotocamera può ridurre l’intensità di una componente cromatica, per esempio il blu, se questa predomina sulle altre ma certamente non può creare il rosso laddove questo è totalmente assente.
Questo primo problema può essere parzialmente risolto mediante l’uso del flash. La sua luce bianca consente di ridare vita anche ai colori più spenti, ma solo a una certa distanza.
Quanto avviene con la luce del sole, avviene anche con la luce del flash. Dicendo in precedenza che i colori sono assorbiti in funzione della quantità d’acqua attraversata dalla luce, si intendeva dire che non importa da quale direzione la luce proviene; ciò che conta è la distanza che la luce percorre sott’acqua.

Figura 3: in questa foto, scattata all’incirca a 10 m di profondità, si nota che i pesci più lontani appaiono privi di colore nonostante, essendo alla medesima profondità, ricevano dalla superficie la medesima luce di quelli in primo piano
Nella foto si nota che i pesci in primo piano appaiono con il giallo della loro coda molto evidente. Osservando i pesci a maggiore distanza, ossia quelli nella parte superiore della foto, si nota che i colori sono spariti.
La ragione è semplice: supponiamo di essere a 10 m di profondità e di fotografare un soggetto a 5 m di distanza. La luce, per raggiungere l’obiettivo, dovrà attraversare la massa d’acqua che separa la superficie dal soggetto (10 m) e poi, riflettendosi su questo, deve viaggiare fino a raggiungere l’obiettivo (altri 5 m) compiendo così un tragitto che non corrisponde alla semplice misura della profondità.
Figura 4: la distanza percorsa dalla luce è la somma della distanza tra soggetto e superficie e tra macchina fotografica e soggetto
Nell’esempio appena fatto si ottengono colori identici a fotografare da distanza ridottissima il medesimo pesce a 15 m di profondità. Nell’uso del flash, ovviamente, si otterranno i migliori risultati lavorando con soggetti posti a distanze particolarmente ridotte.
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