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Gli spazi di lavoro del colore

Visualizzazione, stampa, volule esteso

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Autore: Volker Gilbert - Tratto da: Fotografia RAW con Photoshop - Apogeo
Acquista il libro online Dopo aver introdotto i colori nella prima puntata del nostro speciale, in questo articolo vedremo gli spazi di lavoro su cui realmente dobbiamo operare a seconda delle situazioni. Scopriremo gli spazi di lavoro per la visualizzazione, per la stampa e per il volume esteso. Infine vedremo come scegliere lo spazio di lavoro corretto secondo il lavoro da svolgere.

Profili ICC

Lo scopo principale di un profilo ICC è quello di definire con esattezza la resa dei colori della periferica cui è associato. Ma alcuni profili ICC servono anche per le comunicazioni fra i vari strumenti che partecipano al flusso di produzione, dallo scatto alla fruizione finale: apparecchio digitale o scanner, monitor, stampante. Lo spazio di lavoro si comporta anche come un monitor virtuale (spazio di lavoro RGB) o come una stampante offset ideale (spazio di lavoro CMYK). Pertanto deve essere sufficientemente ampio da contenere l’insieme dei colori rilevati al momento della cattura dell’immagine, quelli di visualizzazione e quelli di stampa. Lo spazio di lavoro non rappresenta alcuna specifica periferica e questo facilita la traduzione dei colori di origine, al fine di ottenere la riproduzione dei colori più fedele possibile.
Al giorno d’oggi, i software grafici e i siti web offrono una grande quantità di spazi di lavoro, ognuno dei quali ha i propri meriti. Per aiutarvi nella scelta, abbiamo classificato i più importanti in tre categorie: gli spazi di lavoro per la visualizzazione, gli spazi di lavoro adatti alla stampa e gli spazi di lavoro per l’archiviazione.

Spazi di lavoro per la visualizzazione

Gli spazi di lavoro di questo gruppo dispongono di un gamut che, per dimensioni ed estensione dei colori riprodotti, si avvicina a quello di un monitor “standard” (troverete sul mercato monitor di livello professionale che dispongono di un gamut ben più esteso, simile a quello di Adobe RGB 1998). Questi spazi sono perfetti per elaborare immagini destinate ai siti web, in quanto le differenze di visualizzazione generate dall’eterogeneità dei monitor destinati al grande pubblico saranno ridotte al minimo.
Esistono anche altri spazi per la visualizzazione; lo spazio sRGB impiegato da Windows sembra prevalere e imporsi come spazio di lavoro dedicato alla visualizzazione web o alla stampa Minilab. Di seguito sono elencate le caratteristiche degli spazi sRGB e ColorMatch RGB, entrambi proposti in Camera Raw. Le alternative Apple, RGB, Bruce RGB e SMPTE-C RGB sono molto meno utilizzate.

ColorMatch RGB

Questo spazio si basa sulla riproduzione dei colori di un monitor Radius Pressview, che un tempo era considerato un punto di riferimento fra i monitor grafici professionali. Con una gamma di 1,8 e un punto di bianco a 5000 K, si adatta perfettamente agli utenti Mac. Ma ColorMatch RGB è un po’ il “nonno” degli spazi attualmente utilizzati nel campo della pre-stampa. Pertanto, il suo interesse è attualmente piuttosto ridotto. Poiché non copre interamente il gamut di un monitor moderno, potrebbe generare dei risultati mediocri nella conversione di un’immagine da RGB a CMYK. Esattamente come accade allo spazio sRGB, che attualmente è impiegato unicamente per immagini preparate per il Web.

 

sRGB

Questo spazio si avvicina il più possibile al gamut di un monitor medio. Per questo motivo è lo spazio di lavoro ideale per la visualizzazione e per la gestione delle immagini su Internet. I browser web, sprovvisti di moduli per l’interpretazione dei profili colorimetrici, sono in grado di visualizzare un’immagine con la massima fedeltà utilizzando come impostazione predefinita lo spazio sRGB.
Se preparate le fotografie per la stampa Minilab, lo spazio sRGB rappresenta una scelta corretta, grazie alla sua grande convergenza con i gamut tipici delle stampanti digitali di tipo Agfa MSC o Fuji Frontier. Questo spazio dispone di una gamma di 2,2 e di una temperatura colore di 6500 K, che confermano le sue radici nell’universo Windows/Intel.


Figura 1: confronto fra gli spazi ColorMatch RGB e sRGB: i due spazi sono molto simili, anche se il volume dello spazio sRGB è leggermente più ampio

Spazi di lavoro per la stampa

Questi spazi di lavoro dedicati sono perfettamente adatti alla preparazione delle fotografie da inviare in stampa o prestampa. Offrono la maggior parte dei colori impiegati durante la stampa e tutti i colori visualizzabili sullo schermo.
Fra essi, si trovano spazi che dispongono di un’estensione verso il giallo e il ciano, colori minacciati dagli spazi ColorMatch RGB e sRGB. Lo spazio Adobe RGB 1998, il più conosciuto in questa categoria di spazi destinati alla stampa, è stato inaugurato con la versione 5.5 di Photoshop. Copre quasi l’integralità dei colori CMYK, senza però essere tanto esteso da compromettere una visualizzazione fedele sul monitor. Dispone come lo spazio sRGB di una gamma di 2,2 e di una temperatura colore di 6500 K.
In Europa, lo spazio Adobe RGB 1998 soffre attualmente la concorrenza dello spazio ECI-RGB V2, ancora più esteso nei gialli e nei rossi e, a priori, più adatto a una conversione verso uno spazio di lavoro CMYK, per esempio l’ISO Coated. ECI-RGB V2 offre un punto bianco di 5000 K, ottimo per gli stampatori, e ripartisce, come lo spazio L-Star RGB da cui deriva, i valori di luminanza sulla base di una scala equidistante; pertanto è impossibile attribuirgli un valore per la gamma.
Nonostante il fatto che proponga solamente lo spazio Adobe RGB nella sua interfaccia Camera Raw, Photoshop consente di utilizzare altri spazi di lavoro, per esempio gli spazi Don RGB, Best RGB o Beta RGB, poco diffusi.


Figura 2: i due spazi Adobe RGB e ECI-RGB affiancati. Lo spazio di lavoro ECI-RGB V2 è la scelta privilegiata per la stampa a getto d’inchiostro e offset, grazie a un gamut molto esteso nei rossi e nei gialli

Spazi di lavoro di volume esteso

Anche se vengono utilizzati in Photoshop (e in altri software di elaborazione grafica), gli spazi di lavoro a gamut esteso (Wide Gamut RGB, Pro Photo RGB, CIE RGB) restano riservati agli utilizzatori esperti e/o ad alcune specifiche immagini (per esempio le immagini con tinte molto sature o le immagini scientifiche, che riproducono uno spettro atipico). Contengono infatti tutti i colori dello spettro, anche quelli assenti in natura. Il loro utilizzo necessita dunque di un’attenzione particolare, anche se le modifiche applicate in uno spazio di taglia estesa non compariranno tutte sullo schermo, a causa delle limitazioni di gamut di quest’ultimo. Ma uno spazio di lavoro di grandi dimensioni si rivela molto interessante per costruire un “master” digitale in formato TIFF a 16 bit. Il file così creato a partire da un file RAW conserva al massimo le informazioni e supporterà tutte le correzioni ulteriori dei colori.


Figura 3: lo spazio Pro Photo RGB è, per dimensioni, destinato a essere utilizzato come spazio di lavoro per la conversione senza perdita dei valori cromatici di un profilo di un apparecchio fotografico digitale. Il profilo Canon_EOS 1Ds_MK2_generic.icm si colloca perfettamente nello spazio di lavoro Pro Photo (a destra)

Notate che la maggior parte dei software di elaborazione RAW utilizza uno spazio di lavoro lineare (Gamma = 1,0) e molto esteso: Lightroom, per fare un esempio, utilizza lo spazio Lightroom RGB (chiamato anche Melissa RGB o Lovechild RGB), le cui dimensioni corrispondono a quelle dello spazio ProPhoto RGB, anche se applica ai file RAW la curva di trasferimento tipica dello spazio di lavoro sRGB. Gli spazi di lavoro di volume esteso sono pertanto ideali per conservare tutte le informazioni sui colori di un file RAW, destinate poi a essere ridotte dalle elaborazioni successive.
Lo spazio Pro Photo RGB è stato creato inizialmente per operare su pellicole fotografiche. Le sue dimensioni sono talmente ampie da contenere anche colori raramente rappresentati in natura. È da evitare per un lavoro a 8 bit per canale, in quanto i 256 livelli si troveranno talmente all’interno di questo grande spazio di lavoro, che ogni ulteriore elaborazione formerà veri e propri “varchi” fra i vari livelli. Sarà pertanto molto probabile che si formino delle cadute di toni nelle sfumature.
Contrariamente a quanto si può credere, gli apparecchi fotografici digitali rilevano generalmente molte più sfumature di colore di quelle contenute nello spazio sRGB. Spesso, anche lo spazio Adobe RGB 1998 è insufficiente per comprendere tutti i colori riprodotti dall’apparecchio fotografico e ciò provoca una perdita di informazioni nei colori più saturi riproducibili dall’apparecchio. L’utilizzo di uno spazio esteso come ProPhoto RGB all’interno del software di elaborazione RAW, accompagnato da una conversione a 16 bit per canale, sarà pertanto fondamentale per alcune situazioni (quando l’immagine contiene tinte rosse, gialle o ciano molto sature) e conserverà le informazioni anche dopo una conversione verso uno spazio più piccolo. Se, per esempio, intendete utilizzare lo spazio ECI-RGB V2 in previsione di una stampa offset, sarà molto utile scegliere la combinazione ProPhoto RGB a 16 bit/canale seguita da una conversione del profilo verso lo spazio ECI-RGB V2 in Photoshop.

Evitare le conversioni multiple
Le conversioni fra spazi colorimetrici generano una perdita di informazioni fra i colori. Questi difetti non sono sempre visibili, ma la somma di queste operazioni aumenta il rischio di veder comparire zone sgradevoli nelle aree uniformi (fenomeni di color banding, posterizzazione) o degli appiattimenti nelle zone scure. Evitate pertanto di eseguire conversioni inutili, in quanto la conversione verso uno spazio più piccolo introduce sempre un certo livello di degrado del file.

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