Fotografia tridimensionale: gli anaglifi

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In questo articolo sulla fotografia, vedremo come scattare delle fotografie per creare un effetto tridimensionale usando la tecnica degli anaglifi. Alla fine dell’articolo potrete scaricare delle azioni per Photoshop messe a disposizione dall’autore per assemblare le foto scattate e ottenere una foto 3D.

Foto tridimensionali

Il cervello umano percepisce la tridimensionalità grazie alla sovrapposizione di due immagini diverse, una percepita dall’occhio destro e una dall’occhio sinistro. Le differenze tra le due immagini consentono di interpretare il risultato con l’effetto della profondità, ovvero della tridimensionalità. Sfruttando questo concetto, fin dagli albori della fotografia è stato possibile realizzare immagini che dessero l’impressione della tridimensionalità. Uno degli esempi più classici è costituito dai visori stereoscopici, i “View Master”, diffusi dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta del Novecento. Mostravano due fotografie, una per ciascun occhio, montate su dischi in cartoncino. Premendo la leva, si passava alle due diapositive successive. Il risultato era la visione tridimensionale. Il successo di questo prodotto è stato tale che vi erano dischi con immagini di ogni genere, dai personaggi dei disegni animati ai cantanti; una delle varie edizioni, infatti, era stata prodotta con le immagini di Michael Jackson per Thriller.

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Figura 1: il visore View-master e un disco promozionale con immagini di alcuni film di animazione e di prodotti complementari al visore

Esistono anche altre tecniche per mostrare un’immagine diversa per ciascun occhio. Sempre in tema di diapositive, si possono usare due proiettori che, usando filtri polarizzati sui loro obiettivi e occhiali polarizzati, consentono la visione di immagini distinte, una per ogni occhio. Parlando di stampe, ci sono tecniche che si avvalgono della scomposizione delle due immagini in sottilissime strisce e di un filtro che mostra le strisce pari a un occhio e quelle dispari all’altro. Ci sono anche televisori che usano un sistema simile. Soluzioni più semplici consistono nello scomporre cromaticamente due foto e nel mostrarle, a monitor o stampandole, in modo che occhiali con filtri colorati consentano la visione indipendente per i due occhi. Questa tecnica è alla portata di tutti. Ciò che occorre sono due foto del medesimo soggetto scattate da angolazioni leggermente diverse, così come per gli occhi umani. Si possono usare due macchine fotografiche identiche e scattare nel medesimo istante. Per foto di soggetti statici le cose si semplificano: le due foto sono scattate in tempi diversi dopo aver correttamente posizionato la macchina. Allo scopo esiste in commercio il Kit “Mission 3D KIT-303” importato da Andreella Photo di Busto Arsizio (andreella.it).

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Figura 2: alcuni dei componenti del Mission 3D KIT-303: a sinistra, gli occhiali con lenti rossa e blu; a destra, la staffa per il corretto posizionamento della macchina in riprese di soggetti statici

Il cuore di questo kit è la staffa di posizionamento macchina. La macchina viene montata sulla staffa della figura 2 mediante il cursore che si nota a sinistra della stessa. Per effettuare le due foto, il cursore viene spostato correttamente a distanze adeguate al tipo di soggetto, mantenendo l’allineamento dell’angolo di ripresa. Le due foto prodotte possono poi essere assemblate a computer mediante il programma – per Mac o per PC – a corredo. In alternativa, si possono usare programmi di fotoritocco come Adobe Photoshop o Photoshop Elements. Il concetto per l’elaborazione è semplice: si parte da immagini in modalità RGB, ossia Rosso-Verde-Blu. Se sulla sinistra degli occhiali appare una lente di colore rosso, le tinte del rosso passano per l’immagine di sinistra e si terrà solo la componente rossa; a destra c’è il colore complementare al rosso, il ciano. Si terrà dell’immagine destra solo la componente ciano, composta dai canali – per chi è pratico di Photoshop – verde e blu.
Si ottiene, così, un risultato apparentemente anomalo poiché contraddistinto da aloni rossi e ciano come nella foto pubblicata nella figura 3.

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Figura 3: il Troll e la macchinina appaiono con la loro profondità e viene istintivo provare a toccarli, ma solo se si guarda la foto indossando gli occhiali con le lenti colorate (rossa a sinistra e azzurra a destra)

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Figura 4: le due foto in alto sono scomposte; in quella di sinistra sono stati eliminati i canali verde e blu diventati neri; in quella destra è stato eliminato il canale rosso, diventato nero. Le due immagini sono poi sovrapposte e mostrate assieme

In Photoshop, si useranno due livelli distinti in cui avere le due immagini. Si procederà eliminando le informazioni dei canali rosso per la foto scattata sulla destra e verde e blu per quella sulla sinistra.
Infine, per mostrare entrambe le foto combinate, si userà il metodo “Moltiplica” per il livello superiore.

Un’azione di Photoshop per assemblare le immagini scattate

Per semplificare queste operazioni, chi desidera usare Photoshop o Photoshop Elements può scaricare, facendo clic qui, delle azioni (ovvero le operazioni già automatizzate) pronte per realizzare con semplicità i propri anaglifi sia a colori sia in bianco e nero per le versioni in italiano e in inglese del programma.
Quando le immagini saranno correttamente composte, indossati gli occhiali 3D con le lenti colorate, a ogni occhio verrà inviata solo una delle due immagini. Il cervello le accoppierà mostrando sia i colori corretti sia l’immagine tridimensionale.

Nota
Se non possedete degli occhiali stereoscopici per visualizzare questo tipo di immagini, potete acquistarli sul sito italiano di Amazon, per pochi euro.


Autore: Enzo Borri – Tratto da: Fotografia digitale 4.0 Reflex… e non solo – Edizioni FAG Milano

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