L’inquadratura fotografica, le regole e i consigli

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Il momento in cui si inquadra il soggetto è fondamentale per la composizione dell’immagine. Esistono regole di base ma si può esprimere la propria creatività in libertà totale. Una corretta inquadratura conferisce la giusta importanza al soggetto. Non esiste un metodo universale per inquadrare correttamente; esistono però dei trucchi per evidenziare un soggetto e per presentarlo in modo gradevole. Scopriamoli insieme in questo articolo.


Composizione dell’immagine

Per “composizione” si intende il metodo con cui disporre al meglio un soggetto all’interno dell’area inquadrata, per valorizzarlo e focalizzare l’attenzione su di esso. Guardando le foto dei maestri fotografi difficilmente si notano i soggetti al centro dell’inquadratura. “Eppure sono foto così belle…” direbbe il profano scoprendo con meraviglia che un soggetto non perfettamente centrato spesso è più accattivante di uno al centro dell’immagine.
Ogni immagine trasmette sensazioni date non direttamente dal soggetto stesso, bensì dalla posizione che esso ha nello spazio, limitato, del rettangolo fotografico.
Un bellissimo volto al centro del fotogramma resterà sì un bellissimo volto… ma l’eccessivo bilanciamento delle aree del fotogramma lo farà apparire un soggetto troppo statico e quasi insignificante. Oltre alla posizione del soggetto ci sono anche gli elementi di contorno nella fotografia, subito pronti a dare forza e vigore a ciò che più interessa.
Chi è fortunato e già ha un gusto estetico sviluppato si preoccuperà raramente di studiare l’inquadratura poiché gli nascerà spontanea. Questo perché una fotografia non nasce nella macchina fotografica, ma prima: nella mente del fotografo. Esistono comunque alcune regole che aiutano chi vuole migliorare la propria tecnica.

Proporzioni auree e la regola dei terzi

Le regole principali sono basate sulle proporzioni della sezione aurea, argomento, questo, che ha molto interessato Pitagora e anche Platone. Per proporzioni auree si intendono quelle di un segmento diviso in due parti in modo che il rapporto tra queste sia pari al rapporto tra l’intero segmento e la parte più lunga, vedi figura 1. Vanno poi anche ricordati gli studi del matematico Leonardo Fibonacci (1170 – 1240 circa). Fibonacci si era interessato molto alla “spirale aurea”, ossia la spirale costruita partendo da un rettangolo avente i lati in rapporto aureo.
Disegnando un quadrato all’interno del rettangolo aureo si ottiene come differenza un secondo rettangolo aureo.
Ripetendo più volte l’operazione e disegnando degli archi di cerchio con raggio pari al lato del quadrato che si prende di volta in volta in considerazione, si ottiene una spirale aurea, ossia quella spirale in cui ogni arco ha un rapporto aureo rispetto al raggio dell’arco precedente o successivo.

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Figura 1: nell’antichità sono stati numerosi gli studiosi che si sono interessati delle proporzioni auree riportandole su diverse figure geometriche. Sulla sinistra la base del rapporto aureo, a destra la spirale aurea. 

Nel passato molti artisti si sono affidati alle proporzioni auree sia nella pittura sia nella scultura e, ancora oggi, queste proporzioni si addicono egregiamente come riferimento per la ricerca di armonia ed equilibrio nel posizionamento dei soggetti. Come regola di base, derivata dalle proporzioni auree, si considera la cosiddetta “regola dei terzi” ossia si suddivide il rettangolo fotografico tracciando due linee verticali e due orizzontali in modo da dividere il riquadro in nove parti uguali.

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Figura 2: la suddivisione del fotogramma in base alla regola dei terzi, ossia con linee orizzontali e verticali poste a 1/3 della misura del lato, ricorda molto chiaramente le proporzioni auree dei quadrati del Fibonacci. Siccome la fotografia è arte, e come tale può essere interpretata in modi differenti, si può sfruttare la regola dei terzi ma considerando linee oblique

Applicando questa suddivisione si possono disporre al meglio i soggetti lungo le linee stesse oppure a metà tra di esse. Alcune macchine propongono nel mirino o sul display questa griglia che aiuta, almeno le prime volte, a familiarizzare con questo sistema. Si potranno osservare meglio le inquadrature scoprendo così che in corrispondenza delle guide possono cadere le linee principali del soggetto oppure le linee di divisione tra elementi diversi dell’inquadratura.
La stessa suddivisione aiuta anche a distribuire gli spazi in base all’importanza che essi hanno. Fotografando in riva al mare, se il blu del mare è fondamentale per creare contrasto con i colori del soggetto si può enfatizzare il mare lasciandogli più spazio; se nello stesso luogo si vuol ritrarre un tramonto si potrà dare più importanza al cielo e ai bagliori del sole, dando a questa porzione più spazio.
Non bisogna però dimenticare le eccezioni. Vi sono soggetti che possono stare benissimo al centro dell’inquadratura e vi sono situazioni in cui un bilanciamento dell’immagine ottenuto distribuendo equamente gli spazi lascia un po’ di sconcerto in chi guarda la foto, creando così una nuova forma di attenzione. Sarà però sempre il senso estetico del fotografo a suggerire le migliori inquadrature; le regole servono solo come esercizio.
A volte è piacevole lasciarsi andare a esperimenti creativi cercando schemi di inquadratura diversi dalla regola dei terzi che, infatti, non è così rigida. In fondo, la fotografia è una forma di espressione, quindi lascia libertà.
Nella foto visibile in figura 3, per esempio, non esiste un soggetto primario collocato in un punto specifico; il soggetto è l’intero complesso di questi portici diroccati. Si notano molto le linee prospettiche che “spingono” l’attenzione dell’osservatore lungo il tunnel fino ad arrivare alla porta, chiusa, creando così un effetto drammatico.

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Figura 3: in questa foto le linee prospettiche, evidenziate dalle frecce, spingono l’attenzione dell’osservatore verso il centro dell’immagine. In questo caso non vi è un soggetto principale ma l’uso delle linee prospettiche per evidenziare un soggetto è un’ottimo spunto creativo

Con un po’ di attenzione ci si accorgerà che “farsi l’occhio” per sfruttare situazioni simili è una cosa semplice. Basta solo un po’ di pratica e col tempo si osserveranno le cose di tutti i giorni in modo diverso: pensandole all’interno di un fotogramma. Questa è una della maggiori soddisfazioni che la fotografia può regalare. Quando si riesce a concepire le foto trovando subito la migliore inquadratura, si è davvero arrivati a un buon livello. Quando si raggiunge questo livello di creatività, sarà giunto il momento di dedicarsi al miglioramento della tecnica dei propri scatti, già ricchi di contenuti artistici.
Nella figura 4 si nota come il mare renda l’idea di qualcosa di veramente calmo, quasi vellutato. È in forte contrasto con la vegetazione rigogliosa della parte superiore dell’immagine. Il taglio, pensato per lasciare più spazio alla vegetazione e al cielo, consente di avere del colore in primo piano ma senza distogliere l’attenzione. Le proporzioni sono tali da indicare chiaramente qual è il soggetto principale e l’idea viene rafforzata dall’avere il mare con il riflesso della vegetazione molto sfocato. La convergenza dell’orizzonte con il profilo dell’isola è un invito per l’occhio a immaginare la distanza dando una forte sensazione di spazio.
Se nella medesima foto l’orizzonte tagliasse in due parti uguali il fotogramma quale sarebbe la zona verso cui viene portata l’attenzione? Verrebbe il dubbio. Soprattutto se il mare fosse perfettamente a fuoco e mostrasse le onde in maniera nitida, si verrebbe a creare un senso di confusione a discapito dell’efficacia della foto.

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Figura 4: la grande diffusione di custodie subacquee anche per macchine compatte rende semplice la realizzazione di scatti di questo genere. Sono realizzabili tenendo la macchina con l’obiettivo a filo della superficie o, a volte, anche parzialmente sommerso 

Per questo tipo di fotografie con il mare così sfocato il sistema è davvero semplice, ma riservato solo a chi possiede una custodia subacquea. È infatti necessario lavorare con l’obiettivo che sfiora la superficie dell’acqua, oppure lievemente immerso, così da riprendere la superficie da una distanza così ridotta da non permettere la messa a fuoco.
Può capitare che la macchina fotografica metta a fuoco la superficie del mare e non lo sfondo come desiderato. In questi casi si potrà usare la tecnica del blocco della messa a fuoco disponibile anche sulle compatte. Con le reflex si può impostare la messa a fuoco su manuale regolando il fuoco su infinito.
Vedendo immagini con orizzonti tropicali viene da pensare che le belle foto possano essere fatte solo da chi visita luoghi particolari o mari molto ricchi di organismi variopinti. Nulla di più falso. Il soggetto è sì importante, ma la bravura del fotografo sta nel trovare il modo migliore per valorizzarlo; e le tecniche sono moltissime.
Per esempio, ci si può ricordare che nella fotografia, anche in digitale, esiste il bianco e nero come nella foto visibile in figura 5.
Quando un’immagine ha colori troppo omogenei spesso rende molto di più se privata del colore stesso, giocando coi chiaroscuri. Poi vi sono soggetti che rendono meglio in bianco e nero anche se vi sono elementi ricchi di colore. Nella foto della figura 5, per esempio, si potevano notare il verde brillante del cestino per i rifiuti sulla sinistra e i mosaici variopinti. La trasformazione in bianco e nero li ha “nascosti” evitando che distraessero l’attenzione dal viso della donna.
In tema di inquadratura, è possibile notare come la regola dei terzi, visibile sempre in figura 5, sia stata applicata.

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Figura 5: le righe bianche disposte secondo la regola dei terzi evidenziano l’inquadratura secondo questo schema 

Questa immagine, però, non è da considerarsi perfetta. Il cappotto nero della donna tende a dare maggior peso alla parte sulla destra. L’immagine, infatti non è adeguatamente bilanciata. Una foto è bilanciata quando gli elementi che la compongono sono distribuiti in modo omogeneo sul fotogramma e non fanno “pendere” lo sguardo verso un punto.

Errori comuni nell’inquadratura

Un errore consiste nel creare immagini non adeguatamente bilanciate, ma non è l’unico sbaglio che si può commettere inquadrando.
Può capitare che si presti attenzione al centro dell’inquadratura e non all’insieme. Si inquadra il volto di una persona al centro e si scatta. E i piedi dove sono finiti?
Prima cosa da ricordare se si è un principiante: la macchina può essere tenuta anche in verticale. Altra cosa importante: se il soggetto si sviluppa in verticale, come una persona, l’inquadratura verticale gli conferisce il giusto slancio. Ricordandosi la regola dei terzi, con il volto adeguatamente inquadrato si cercherà di avere nell’immagine la figura intera oppure la si potrà ritrarre in primo piano. Per avere un’idea delle inquadrature tipo, si può ricorrere alla cinematografia in cui se ne distinguono di ben precise:

  • dettaglio: si ritrae solo una parte del volto di una persona;
  • primissimo piano: il volto occupa l’intera altezza del fotogramma e oltre;
  • primo piano: il volto e il collo appaiono nell’inquadratura con un lieve margine;
  • mezzo primo piano, o mezzobusto: si inquadra dalla testa a metà busto;
  • piano medio: si arriva alla vita;
  • piano americano: fino a sopra le ginocchia;
  • figura intera: l’intera persona appare nella foto, dalla testa ai piedi.

Queste sono le inquadrature “tipo”, però nessuno obbliga a prendere le misure di una persona per inquadrarla correttamente. È sufficiente un po’ di attenzione per evitare errori che comprometterebbero una bella foto.

Schiacciare o sollevare

Nel ritrarre le persone, occorre esaminare modi alternativi per farlo. Quando si scattano foto, per esempio durante un ritrovo tra amici, capita di starsene in piedi di fronte a loro, di inquadrare e scattare.
La foto forse verrà giusta secondo il punto di vista abituale del fotografo, ma si può fare di meglio. Ci si può accovacciare e ritrarre le persone dal basso.
L’inquadratura dal basso fa assumere ai soggetti un aspetto più slanciato e molto più accattivante. Al contrario, la ripresa frontale è anonima. Va anche evitata quella dall’alto poiché tende a “schiacciare” le persone e produce un’effetto sgradevole.
Quindi, da ricordare sempre, soprattutto se si è alti: meglio accovacciarsi o riprendere le persone da un punto più basso così da slanciarle.

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Figura 6: la ripresa dal basso è molto efficace per slanciare le persone; l’immagine risulta più accattivante di una ripresa fatta stando semplicemente in piedi di fronte al soggetto

Attenzione, però, con le riprese dal basso: se si usa un grandangolo i soggetti in primo piano appaiono più grandi del dovuto. Mai riprendere qualcuno sdraiato in spiaggia usando un grandangolo se i suoi piedi sono in primo piano: sembrerebbero enormi. Poi, dipende sempre dalle circostanze: se si tratta di un risultato cercato l’idea è simpatica e lo scherzo è divertente; però, se il risultato del piede gigante non è cercato, è un errore da evitare.
Va ricordato che esistono anche le riprese dall’alto; in questo caso l’effetto schiacciamento è più evidente se si usa un teleobiettivo. Ma non sempre le riprese dall’alto sono da evitare. Ci sono casi in cui non è possibile riprendere dal basso o addirittura situazioni in cui è necessaria una ripresa dall’alto: per esempio, quando si riprende stando in mezzo alla folla. In questi casi difficilmente il soggetto è una singola persona; più facilmente il soggetto è l’insieme, la folla. Meglio evitare il teleobiettivo in casi come questi.


Autore: Enzo Borri – Tratto da: Fotografia digitale 3.0 Reflex… e non solo – Edizioni FAG Milano

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